EUROPEISMO FINTO E GLOBALISMO VERO

In questi giorni stiamo assistendo allo scontro tra un governo italiano che cerca moderatamente di salvaguardare gli interessi nazionali e una Unione Europea che argomenta che questo governo sta sbagliando, appoggiata senza riserve dai partiti nazionali di opposizione. Ci si può chiedere, dunque, quale delle due parti abbia ragione o magari in che modo siano distribuiti ragioni e torti. Davvero è possibile definire “europeisti” i signori della UE e quelli delle opposizioni e “populisti” i ministri del nostro governo?

Ricordo che noi vecchi sentimmo parlare per la prima volta di europeismo negli anni ’50, quando ancora portavamo i pantaloni corti. Ci riunirono nel locale della scuola normalmente usato per gli eventi speciali e ci spiegarono i vantaggi di cui avrebbe goduto una comunità internazionale che avesse praticato il commercio senza dazi e altre trappole varie e che avesse collaborato in diversi modi per trasformarsi da un insieme di piccole comunità nazionali in un’unica grande comunità sovranazionale.

Ci convinsero e noi diventammo europeisti ma in realtà ci ingannarono perché una trentina abbondante di anni dopo, quando infine si giunse a un trattato (Maastricht, 1992) che avrebbe dovuto sancire la nascita di quella comunità, in realtà si fece una cosa completamente diversa, favorendo immensi guadagni privati di pochi a spese della comunità sovranazionale appena nascente che ne ebbe grandi guai. Più clamorosa di tutte fu l’istituzione della Banca Centrale Europea come ente privato incaricato di creare dal nulla la moneta europea che perciò non sarebbe stata proprietà dell’Unione ma era destinata ad essere prestata dalla BCE alle diverse banche nazionali che per il suo utilizzo avrebbero pagato un interesse e avrebbero aumentato costantemente il debito pubblico.

Tutto il regolamento dell’Unione, che inizialmente si tentò addirittura di far passare come Costituzione Europea, fu costruito per far nascere una Unione (a) legata mani e piedi alla NATO e agli USA, (b) basata sui principi fondanti del neoliberismo, cioè sulla privatizzazione dei servizi e delle imprese pubbliche e sulla globalizzazione dei grandi capitali per mezzo della cosiddetta “deregulation”.  È semplicemente questo e niente altro la cosiddetta “globalizzazione” di cui molti si riempiono la bocca senza sapere neppure di che cosa si parla. L’Europa globalizzata nacque come qualcosa di profondamente diverso dall’Europa dei popoli che noi vecchi avevamo sognato. La nostra Europa dei popoli era un sogno di pace, l’Europa globalizzata purtroppo no, è tutt’altro.

Cerchiamo allora di capre in parole povere cosa sia successo. Sotto gli occhi ignari dei popoli, che ricevevano soltanto notizie di “inevitabili privatizzazioni” e di “urgenti riforme” di leggi preesistenti sul lavoro e sulla assistenza mutualistica e pensionistica ai lavoratori: negli ultimi 25-30 anni (a partire dalla cosiddetta caduta del muro di Berlino) è avvenuto un impressionante processo di appropriazione ingiustificata e spesso anche violenta e truffaldina di tutti i beni del mondo occidentale e di gran parte del mondo rimanente da parte di un’entità finanziaria incorporea ma reale e micidiale tanto quanto lo era sulla pellicola la famosa Spectre di James Bond. Questa entità ha aggredito e sostanzialmente abrogato gli stati nazionali la cui attuale, formale sussistenza rappresenta soltanto un’ombra di ciò che essa fu nel passato. Entità incorporea e intricata ho detto e tuttavia entità, a ben vedere, largamente controllata da pochissime persone umane – da un centinaio a un migliaio mi sembra di potere valutare – che, con tutti i dirigenti e gli impiegati delle loro holdings, compresi i membri dei parlamenti degli stati nazionali e la stampa sedicente “libera” di regime, arrivano forse a un milione di persone. Più alto è, naturalmente, il numero di coloro che sono in qualche modo avvantaggiati da questa situazione, alcuni milioni di milionari sparsi in tutto il mondo che tuttavia non solo non detengono alcun potere ma non fanno neppure parte del personale che direttamente o indirettamente assiste coloro che detengono effettivamente il potere.

Per quanto tempo potrà ancora proseguire questa ignobile truffa? Difficile prevederlo perché i grandi capitali permettono di esercitare un potere ingiusto e vessatorio nei confronti di chi è povero e disorganizzato. L’unica certezza è che questi prepotenti dovranno, prima o poi, cadere perché la storia non consente inganni permanenti. C’è tuttavia da sperare che nella loro rovinosa caduta, questi farabutti non riescano a trascinare con sè una umanità che è già fin troppo piena di problemi

 

 

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