BUFALE E BUFALARI

 

Megan Scudellari (nella foto) è una brillante, giovane giornalista scientifica “freelance” di Boston, specializzata in scienze biologiche. Tra i suoi notevoli titoli si annoverano collaborazioni a riviste scientifiche prestigiose come Nature, Scientific American, Discover, Technology Review e altre ancora. Inoltre, ha anche collaborato alla stesura di un libro di testo di biologia Biology Now, dell’editore W. W. Norton.

In un non più tanto recente (dicembre 2015) articolo di commento sulla prestigiosa rivista Nature, la Scudellari affronta il tema di alcuni falsi miti della scienza tra i quali ella annovera miti da discipline diverse come la cancerologia, la fisiologia, l’anatomia comparata, le scienze dell’apprendimento e la demografia. Nell’ambito di quest’ultima, la Scudellari sostiene la tesi che non è vero che “la popolazione umana stia crescendo esponenzialmente” e cita a sostegno di questa tesi apparentemente “alternativa” la demografa Joel Cohen, ricercatore alla Rockfeller University, New York, che giusto tre anni fa  notava che nel 2015 la velocità di crescita della popolazione umana era già la metà di quella che era cinquanta anni prima, nel 1965 e che, per l’anno 2050, sulla Terra si prevedevano “solo” 9,7 miliardi di esseri umani contro i 7,3 circa del 2015.

Ottimo, innegabile, ci mancherebbe altro che il tasso di accrescimento del 1965, quando la popolazione umana era di circa tre miliardi, si fosse mantenuto identico cinquanta anni dopo, quando la popolazione era già salita a 7,3 miliardi! È assolutamente normale che dopo un simile spettacolare aumento ci sia un rallentamento nella velocità che tuttavia, si badi bene, non si traduce affatto in un rallentamento dell’aumento demografico. Infatti, è fin troppo facile calcolare che, riducendo alla metà la natalità ma moltiplicando quasi per 2,5 i numeri assoluti (da 3 a 7,3 miliardi), l’aumento di popolazione in termini numerici non soltanto non rallenta affatto ma aumenta ancora e anche molto, pur non essendo più esponenziale. Dunque, l’articolo della Scudellari, formalmente corretto in se stesso, ma non sufficientemente spiegato in tutte le sue implicazioni, si presta ad essere pesantemente equivocato, ed è infatti ciò che è stato fatto soltanto dopo un mese (gennaio 2016) da parte della rivista cattolica italiana “La Nuova Bussola quotidiana. Fatti per la verità” sulla quale tale Marco Respinti arrivava a scrivere:

Non è vero che la popolazione mondiale cresce troppo in fretta. Non è vero che il cibo è insufficiente a sfamarci tutti. Non è neppure vero che manca acqua per dissetarci tutti. A smontare le bufale sulla “Bomba P” (la presunta crescita demografica insostenibile) è l’autorevole rivista Nature. Che porta argomenti inoppugnabili”.

Chi ha scritto le bufale? Abbiamo visto che gli “argomenti inoppugnabili” del Respinti sono rappresentati semplicemente dalla prevedibilissima diminuzione della velocità di aumento della popolazione dal 1965 al 2015. Nel suo articolo su Nature, la Scudellari aggiungeva poi altre due testimonianze oltre a quella della citata demografa Joel Cohen, quella della FAO, ente afferente all’ONU che asserisce che la produzione corrente di cibo potrebbe sfamare 10-12 miliardi di esseri umani, nonché quella di Nicholas Eberstadt, demografo dell’American Enterprise Institute, (secondo la stessa Scudellari a conservative think tank based in Washington DC) che aggiunge che “la sovrappopolazione non è veramente sovrappopolazione, ma è piuttosto povertà”.

Lasciando perdere le inutili polemiche e le vere e proprie mistificazioni, bisogna anzitutto precisare che il termine “sovrappopolazione” è relativo e non assoluto. Cioè, esso deve essere riferito a una determinata densità di popolazione considerata come la massima possibile o accettabile. Mi spiego meglio: relativamente alla vita dei cacciatori-raccoglitori, una densità di 2-4 individui per chilometro quadrato potrebbe essere considerata come ottimale e ad essa corrisponderebbero, tenendo conto delle aree inabitabili, circa 5-10 milioni di esseri umani su tutta la Terra. Chiaro è che oggi nessuno si sogna una simile densità “naturale” e che invece il dibattito è aperto tra coloro che immaginano da un lato un pianeta interamente ricoperto di baracche di legno alternate a grattacieli pieni di bilocali, fatto salvo lo spazio necessario per coltivare intensivamente il cibo indispensabile, e dall’altro coloro che vorrebbero conservare almeno il 30% dello spazio per la natura e vorrebbero mantenere uno standard umano di vita superiore a quello degli sfortunati polli o maiali allevati in batteria con una speranza di vita pari a quella del tempo necessario per il loro ingrasso. Non può sfuggire a nessuno neppure l’informazione che l’estensione delle foreste tropicali è già stata pesantemente ridotta e continua a diminuire in ragione del 2% all’anno, che la popolazione umana dell’Africa si è quintuplicata negli ultimi decenni, che l’Amazzonia brasiliana, già pesantemente ridotta dai precedenti governi, rischia di essere mandata in fumo da quello presente, che i popoli indigeni subiscono ovunque violenze e genocidi che li portano rapidamente verso la scomparsa, che il cambiamento climatico è già in atto e che ci si può solo attendere che le sue vittime passino nei prossimi anni dall’ordine di grandezza delle attuali centinaia alle migliaia, (per non volere esagerare), che un numero sempre maggiore di specie animali e vegetali rischino l’estinzione e si estinguano effettivamente, che già attualmente la biodiversità animale consista per il 95% (!!!) in soli esseri umani e loro animali domestici e solo per il 5% in animali selvatici superstiti. Non si può neppure far finta di ignorare che il petrolio sia destinato ad esaurirsi senza che nessuna valida alternativa energetica sia stata ancora seriamente messa in atto, che il nostro futuro sia reso incerto dall’esistenza di arsenali atomici e dalla fredda determinazione di alcune ciniche minoranze guerrafondaie di usarli effettivamente, ritenendo di potere aumentare il proprio potere in seguito alla distruzione di milioni di esseri umani. Infine, è anche sotto gli occhi di tutti che, in parallelo all’aumento demografico e alla diffusione mondiale del sistema economico cosiddetto neoliberista in questi ultimi trent’anni, le disuguaglianze economiche sono aumentate e con esse la distribuzione mondiale del cibo e dell’acqua si è ulteriormente polarizzata. Che altro si pretende per potere affermare ad alta voce che il mondo è sovrappopolato? Dobbiamo proprio vedere con i nostri occhi esplosioni di cannibalismo come quelle degli ultimi giorni del popolo dell’isola di Pasqua?

Pertanto, mi pregio di comunicare gentilmente alla giovane pluripremiata giornalista Megan Scudellari che il problema demografico mondiale non consiste nell’aumento esponenziale o non esponenziale della popolazione mondiale ma nell’aumento continuato tout court e con esso nel consumo energetico smodato e nella polarizzazione estrema del consumo energetico, del cibo e dell’acqua e di ogni risorsa esistente tra ricchi e poveri. Suggerisce forse la giovane Scudellari di continuare così? Io non lo credo affatto ma forse Marco Respinti sì, forse ritiene che vada bene così e pensa anche che chi la vede diversamente sia un “bufalaro”, per dirla con un linguaggio da internet che per me è odioso tanto quanto fuorviante. Infine, mi scuso per essere intervenuto in questa veramente assurda discussione con quasi tre anni di ritardo, forse non ne sarebbe valsa nemmeno la pena se non fosse stata sollevata da un amico che stimo molto.

Renato Massa

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