Avversari politici? No, nemici

Fu precisamente ventisei anni fa, nel 1992, che il cosiddetto scandalo di “Mani pulite” funzionò, volendo o non volendo, come una sorta di golpe giudiziario facendo piazza pulita di tutto il sistema politico che, tra luci e ombre, aveva retto l’Italia dal 1945 fino a quel momento. Quell’anno fu lo stesso del trattato di Maastricht e la vicenda di “Mani Pulite” seguì di pochi mesi il collasso della Unione Sovietica e la contemporanea, aperta pretesa degli USA di stabilire un nuovo ordine mondiale a conduzione unipolare, ossia monocratica. Seguirono da parte americana diverse azioni belliche contro vari paesi di almeno tre continenti e, da parte italiana, un paio di referendum in cui la maggioranza di cittadini italiani, opportunamente indirizzata dalla campagna di Mario Segni, votò per la riduzione delle sue stesse possibilità di scelta elettorali e per il passaggio da un sistema proporzionale puro a un sistema parzialmente maggioritario. A queste soluzioni il popolo fu guidato praticamente da tutti i giornali quotidiani a quel tempo esistenti, oltre che, naturalmente, dai vari TG. In parallelo con le guerre americane, dappertutto vi furono privatizzazioni di servizi fondamentali oltre che di grandi industrie. L’economia internazionale venne “finanziarizzata” anche con l’abolizione della cosiddetta legge “Glass-Steagall” che imponeva la separazione tra banche di risparmio e banche di investimento e con altri cambiamenti che ci proiettarono, senza che la grande maggioranza della gente neppure se ne accorgesse, in un mondo sempre più conveniente per pochi, anzi pochissimi, e sempre più ostile alla massa del popolo, anzi dei popoli.

In Italia, questo autentico incubo geopolitico comportò la vendita di diverse industrie di stato che andavano benissimo e la privatizzazione di servizi pubblici essenziali, spesso con risultati non solo negativi ma addirittura tragici. L’aspetto più spiacevole di questa vicenda fu il passaggio politico alla destra economica del maggiore partito di sinistra che si servì sostanzialmente del consenso e della fiducia guadagnati nei decenni precedenti per appoggiare governi apertamente anti-popolari tra i quali ricorderemo soltanto gli ultimi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, per schiacciare verso il basso la condizione dei lavoratori, della scuola e dei servizi pubblici, per rendere il paese sempre più povero, più inerme e più profondamente colonizzato e via dicendo.

Dopo avere sofferto tutti questi insulti all’intelligenza, tutti questi ignobili tradimenti da parte dei politici al potere, è logico che il crollo della sedicente sinistra in seguito alle elezioni del 4 marzo sia stato salutato da molti con un filo di speranza. Certo, la situazione internazionale è complessa e l’Italia ha perduto gran parte dei pur modesti margini di autonomia che le erano rimasti dopo il 1945, però come non sperare che le forze giustamente sconfitte a causa del loro tradimento rimanessero davvero da parte, come avevano dichiarato di voler fare e intanto meditassero a fondo sulla nefandezza del loro pluriennale operato e sulla necessità di un profondo rinnovamento interno per potersi ripresentare agli elettori con un minimo di onestà intellettuale? No, in effetti sarebbe stata una speranza molto ingenua perché un tradimento tanto grande e tanto totale non si improvvisa, lo si perpetra giorno dopo giorno, cambiando le proprie frequentazioni, corrompendo o abbandonando i propri antichi sodali e, in conclusione, cambiando il proprio animo e gettando finalmente la maschera che per anni aveva consentito di mimetizzarsi e di conservare un elettorato al tempo stesso ingenuo e maligno, attaccato ai propri interessi molto più che abbastanza intelligente per comprendere la via necessaria per perseguirli.

E dunque, bisogna anche comprendere (ma, per carità, non giustificare!) l’ignobile disperazione di questi infami che, vedendosi repentinamente scoperti e defenestrati, grugniscono come bestie prese in trappola e minacciano vendette da parte del loro potentissimo padrone che potrà manovrare lo spread, le agenzie di rating e ancora tutta la selezionata rete improduttiva ma avida che per un quarto di secolo è riuscita a tenere in scacco la metà più inerme della popolazione e a lusingarne l’altra metà più stupida e maligna con l’illusione di potere entrare prima o poi in qualche modo in un club esclusivo di ladri privilegiati. In quale altro modo è possibile spiegare l’atteggiamento di costoro che non è più di opposizione ma di autentica e feroce inimicizia? Purtroppo, la vittoria del neoliberismo, le privatizzazioni, la demolizione del sistema europeo di benessere, la dittatura della finanza internazionale hanno prodotto questi risultati. Ora è una grande e difficile sfida l’obiettivo di batterli e di potere dare inizio a un sistema geopolitico migliore

Renato Massa

 

 

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