Un commento sull’esito del ricorso in Cassazione del caso Green Hill

La LAV, evidentemente soddisfatta per l’esito del ricorso in cassazione del noto processo cosiddetto di Green Hill, ora attacca i periti della difesa, tra l’altro scrivendo a proposito del sottoscritto:
“Ha dichiarato di non essere assolutamente un esperto di cani e di non aver mai letto la
legge sugli animali nella sperimentazione”.

Si tratta, naturalmente, di una interpretazione distorta e malevola di una onesta dichiarazione di uno zoologo che, in risposta alle domandine insidiose di un PM evidentemente dotato di idee molto personali e di esperienza processuale, ha giustamente riconosciuto che non è necessario essere un esperto di cinofilia per capire quali siano le caratteristiche eco-etologiche dei cani e neppure conoscere il dettaglio degli articoli di legge per capire come dovrebbe essere formulata e interpretata una legge per il benessere dei cani in un allevamento o in una qualsiasi altra sede. A questo riguardo, l’associazione “Pro test” scrive:

“Le sentenze si rispettano, anche se si possono criticare. Come Pro-Test Italia abbiamo seguito fin dalla prima udienza di primo grado la vicenda giudiziaria di Green Hill, rilevando e pubblicando diverse anomalie che hanno caratterizzato il procedimento. Prendiamo atto che per la giustizia italiana una struttura modello, con una delle più basse percentuali di mortalità e che donava ad associazioni dedite alle adozioni i beagle non più adatti alla ricerca viene considerata criminale. Per una volta diamo ragione al PM Cassiani, se è vero il virgolettato riportato nell’articolo de “La Stampa”: è stata una battaglia culturale prima ancora di una battaglia processuale. Noi tuttavia pensiamo che in uno stato di diritto i tribunali dovrebbero limitarsi all’applicazione del diritto senza fare battaglie culturali o politiche. Auspichiamo che la Corte Europea, se interpellata, restituisca un po di buon senso a questa vicenda”.

Sono d’accordo con l’associazione Pro Test. Credo fermamente che, se l’allevamento di Green Hill non fosse stato finalizzato alla produzione di cani destinati alla sperimentazione tossicologica, l’allevamento non sarebbe stato invaso dagli animalisti, i suoi dirigenti non sarebbero mai stati processati né tantomeno condannati e un’associazione come la LAV non avrebbe mai potuto guadagnare prestigio e non solo, grazie a una sentenza ingiusta che potrebbe anche fungere da giustificazione per altre sentenze ingiuste contro seri professionisti. Che, a mio parere, esercitarono sempre onestamente le loro funzioni di controllo sulla Green Hill, senza peraltro pretendere di iniziare assai discutibili battaglie culturali. Il mondo va come va ma chi comprende la gravità di ciò che sta succedendo non dovrebbe tacere.

Renato Massa

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