LA RAGIONE, LA FORZA, LA FEDE, LA SCIENZA

Dunque, secondo gli estensori della relativa proposta di legge, gli animali non dovrebbero assolutamente vivere nei circhi perché al loro interno non avrebbero la possibilità di soddisfare le loro “esigenze etologiche” e pertanto vi condurrebbero un’esistenza miserevole. La legge 189 del 2004 recita infatti:

“Chiunque incrudelisce verso animali o senza necessità li sottopone a strazio o sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche, ovvero li adopera in giuochi, spettacoli o lavori insostenibili per la loro natura, valutata secondo le loro caratteristiche anche etologiche, o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura o abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’ammenda da euro 1.032 a euro 9.649”.

Torna regolarmente in ballo ad ogni denuncia di sospetti maltrattamenti da parte delle associazioni animaliste questo tema delle “esigenze etologiche” degli animali in cattività. In effetti, le maggiori associazioni animaliste, molto astutamente, sono riuscite a fare inserire una frase che chiaramente dovrebbe essere interpretata da un autentico esperto indipendente e non da persone intenzionate a ottenere un sequestro cautelativo per mere ragioni di vantaggio economico offerto a un amico. Grazie a queste poche parole, in occasione di ogni sequestro cautelativo, sia in un allevamento di cani o altri animali, sia in un circo piccolo o grande, sia in uno zoo, un delfinario o un acquario o persino a casa di un piccolo allevatore, il pubblico ministero potrà sempre dire che gli animali erano maltrattati perché non potevano essere soddisfatte le loro “insopprimibili esigenze etologiche”. Poi, anche se il denunciato si servirà della perizia di un bravo professionista capace di spiegare per filo e per segno come stiano veramente le cose, in genere il giudice non ne terrà alcun conto ed emetterà una sentenza favorevole agli animalisti organizzati. Tutto ciò – per dire le cose proprio come stanno – perché viviamo in un paese in cui domina una grossolana ignoranza in merito alla vita degli animali.

Quali sono, in realtà, le “esigenze etologiche insopprimibili” degli animali? Be’, evidentemente quella di respirare, di nutrirsi, di effettuare un minimo di movimento, di avere in una certa misura interazioni sociali e di dormire. In queste cose, sia gli esseri umani sia gli animali vertebrati sono del tutto simili. Gli stili della vita umana possono essere molto diversi, questo tutti lo sanno, ma non tutti hanno presente che la stessa identica cosa è valida per gli animali, quasi tutti gli animali escludendo soltanto pochi casi estremi come per esempio le talpe, che hanno assolutamente bisogno di scavare e di muoversi lungo le loro gallerie, oppure i rondoni che, all’estremo opposto, hanno assolutamente bisogno di volare continuamente e che in volo trascorrono infatti praticamente tutta la loro vita. La maggior parte degli animali, invece, è molto più elastica e non ha bisogno di vivere, per esempio, in un ambiente a temperatura e umidità strettamente controllate. Se però un pubblico ministero spalleggiato da una potente associazione animalista dovesse contestare a un allevamento di cani una fluttuazione della temperatura a suo giudizio eccessiva, il perito della difesa non avrebbe molte probabilità di convincere il giudice che va bene così. Molto probabilmente, il giudice riterrebbe valida la contestazione dell’accusa, anche se questa fosse totalmente inconsistente dal punto di vista della realtà delle cose. In definitiva, l’allevamento avrebbe pur sempre la ragione perché nessuna legge umana può cambiare le leggi della natura, ma gli animalisti avrebbero la forza che non sempre si accorda con la ragione. A ben guardare, persone come gli anti-vaccinisti non sono spuntate dal nulla e non hanno fatto nulla di diverso rispetto a questi giudici: hanno scelto le opinioni infondate del primo che passava piuttosto che i fatti oggettivi che un minimo di scienza poteva offrire loro e che magari il perito della difesa offriva loro con tutte le spiegazioni necessarie.

Ma tant’è, l’inserimento di alcune parole a effetto nella formulazione di una legge può valere decisamente di più delle nozioni di biologia che spiegano, per esempio, che il lupo vive sia in Alaska, sia in Messico, sia in India in un ambito assai vasto di condizioni. Non solo, è anche vero che i lupi sono animali intelligenti che adattano i loro comportamenti alle situazioni reali. Duecento anni fa non ci mettevano molto ad assalire un ragazzino che si era troppo allontanato da un villaggio, oggi se ne guardano bene perché sanno che le relative conseguenze sulla comunità lupina sarebbero disastrose.

Ecco dunque, due semplici concetti che sembrano del tutto sconosciuti agli animalisti e ai giudici che spesso li spalleggiano: (a) quello delle culture particolari dei diversi gruppi di animali e (b) quello della formazione psicologica individuale di ciascun animale. Per esempio, che un gruppo di lupi o di orsi che vive in una piccola riserva naturale in Appennino abbia una sua cultura ben diversa rispetto a un gruppo di lupi o di orsi che vive in Alaska o in Siberia.

Le difficoltà di convivenza tra uomini e orsi che si sono recentemente notate in Trentino non esistono in Abruzzo per motivi essenzialmente storici.

Non esistono abitudini generali di una determinata specie di animali, esistono tradizioni sociali e comportamenti basati su esperienze individuali. Ancora un esempio: un cane da pastore abruzzese ha abitudini (e quindi esigenze psicologiche) ben diverse rispetto a un cagnolino da compagnia che vive con una donna sola in città.

I leoni asiatici della riserva di Gir, in India, riescono a convivere con gli esseri umani dei villaggi vicini molto meglio di quelli africani che invece, occasionalmente, fanno qualche vittima umana. I leoni dei circhi, nati già in condizioni controllate e abituati a interagire con esseri umani fin dalla nascita, rappresentano ancora un caso diverso.

Eppure, c’è chi non crede che la cultura di gruppo e la psicologia individuale degli animali siano temi autenticamente naturalistici e magari non sa neppure che esistono, e invece crede di sapere tutto. Uno spettacolo come quello del circo può essere più o meno gradito al pubblico,  ma c’è anche chi lo odia semplicemente su basi infondate, chi accoglie senza dubbi gli slogan vuoti degli animalisti e ha della natura un’idea tutta sua, talvolta di tipo puramente letterario ma nella quale crede senza dubbi né riserve. Queste forze sociali di base fanno da supporto a un becero animalismo economico e finanziario che, per raccogliere avidamente fondi, influenza le credenze popolari e persino le leggi dello stato.

Ancora una volta, quindi, c’è chi studia e ha dalla sua la ragione teorica (i naturalisti), chi ha la forza economica per ottenere il consenso (le grandi associazioni animaliste) e chi semplicemente ha una fede che può anche essere infondata (gli animalisti di base) ma che dà sicurezza. Così va il mondo, purtroppo, per questi motivi è stato sempre tanto difficile far prevalere la ragione sulla forza e il bene sul male.

Renato Massa

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...