LA LAV E I CIRCHI

In teoria dovrebbe bastare il nome (Lega antivivisezione) per mettere in sospetto dato che la vivisezione, oggi, non è  praticata da nessuno e non è nemmeno legale, ma siccome la LAV preferisce usare l’acronimo e comunque la gente non fa caso a queste cose, ecco l’associazione impazzare in modi diversi e cioè contro chiunque abbia a che vedere con animali diversi dai cani e gatti e invece non contro i padroni di cani e gatti quando dovrebbe. Per esempio, quando i gatti azzannano la fauna selvatica e quando i cani azzannano magari anche la gente. Ora hanno lanciato l’attacco contro i circhi, tutti i circhi che secondo loro dovrebbero essere privati dei loro animali che conducono una vita impossibile. Non importa che la perizia presentata come prova fosse stata eseguita da un personaggio compiacente che aveva rovesciato la realtà come una calza, come ha ben dimostrato la veterinaria Giulia Corsini. Non importa nemmeno che non si sappia dove mettere gli animali eventualmente tolti ai loro legittimi padroni e addestratori. Li si possono sempre ammazzare, i loro diritti valgono soltanto quando possono portare soldi in cassa. Qui si tratta di far chiudere una specie di concorrenza che comunque degli animali ne capisce molto di più. E non mancano i fanatici pronti ad affermare con la faccia come il didietro che “tutti sono d’accordo sulla eliminazione di circhi, delfinari e zoo”. Contenti loro…

Sull’addestramento degli animali nonché sulla loro “dignità” (altro concetto che, zoologicamente parlando, fa il paio con quello dei “diritti”) mi sembra opportuno ricordare ciò che alcuni anni fa scrissi sul libro “Animalismo diversamente”.

“Il tema dei circhi, come spesso accade, è entrato in un dibattito pubblico di basso livello, tendente a stravolgere la realtà delle cose.  Cercherò di introdurre quest’ultima raccontando una storia vera alla quale assistetti personalmente molti anni fa. Avevo visitato un piccolo zoo francese, quello di Saint Jean Cap Ferrat, dove esisteva, tra l’altro, una piccola comunità di scimpanzé che, a una certa ora, si esibiva in un divertente spettacolo: le scimmie, vestite con abiti umani, si sedevano compostamente intorno a una tavola imbandita e consumavano una merenda usando piatti, stoviglie e bicchieri. Lo spettacolo era molto divertente e anche gradevole perché anche le scimmie parevano divertirsi moltissimo della loro esibizione, immagino per il piacere di fare bene qualcosa di nuovo che avevano imparato e anche per la soddisfazione di potere emulare i loro cugini umani sul loro stesso terreno.

Purtroppo, però, quando ritornai allo zoo di Cap Ferrat alcuni anni più tardi, mi fu detto che lo spettacolo era stato abolito in quanto, secondo alcuni critici, “degradante” e “lesivo della dignità e dei diritti degli animali”. Ne rimasi molto contrariato e, andando a visitare i poveri scimpanzé nel loro recinto, mi resi conto direttamente come la loro delusione dovesse essere stata anche maggiore della mia, avendo io molto altro da fare nella vita oltre a prendere una tazza di tè coi biscotti con uno scimpanzé. Le povere scimmie erano state offese due volte, la prima per essere state private del loro gioco quotidiano, la seconda per essere state considerate come bruti, capaci di sbucciare banane ed emettere versacci ma non certamente di sedere compostamente a un tavolo a meno che, per riuscirvi, non fossero stati terrorizzati e torturati con pungoli e altri strumenti di tortura. Se in precedenza non avessi assistito allo spettacolo in prima persona, constatando l’evidente soddisfazione delle scimmie, avrei potuto mantenere il beneficio del dubbio, ma a quel punto no, non potevo assolutamente, in un colpo solo compresi che la guerra dei sedicenti animalisti contro il circo era puramente ideologica e partiva dall’errato presupposto dell’esistenza di una incolmabile differenza tra uomini e animali. I contestatori non riescono a rendersi conto che gli animali abbiano non soltanto capacità di gioco, ma capacità organizzative che nei giochi possono essere utilmente immesse. Io, invece, ne ero e ne sono sicuro non soltanto per la mia ferma convinzione, dettata da una lunga esperienza diretta, che gli animali pensino molto di più di quanto noi non possiamo credere ma anche per un interessante episodio cui mi capitò di assistere nell’anno 2000 all’Hornbill Camp di Kalangala, isole Ssese del lago Vittoria, Uganda. Lo riferisco riportando qui di seguito ciò che scrissi in quella occasione:

Nel campo vivono due cani e un giovane cercopiteco che è stato allevato fin da piccolo e non è più riuscito e reinserirsi in un gruppo di scimmie selvatiche. I due cani sono rispettivamente un maschio meticcio color crema di probabile origine locale e un maschio di pastore tedesco giunto qui, con ogni evidenza, al seguito di Dick, il titolare tedesco del campo. Sono due animali piuttosto sereni e per nulla aggressivi che si fanno notare soprattutto per il loro particolare rapporto con Money, il giovane cercopiteco grigioverde maschio portato qui da un contadino che l’ha sottratto a sua madre quando era ancora un infante. L’uomo ha pregato Dick di prendersene cura dato che lui non poteva più assolutamente tenerlo in casa. Dick ha accettato accogliendo la scimmietta nel campo con grande affetto e infinita pazienza. Innanzi tutto, l’ha liberata dal guinzaglio che la opprimeva, poi l’ha riempita dell’affetto che le era evidentemente mancato dopo la perdita della madre: la teneva spesso in braccio, l’accarezzava, la faceva giocare coi cani e col gatto che infatti si sono enormemente familiarizzati con lei. Ora Money abbraccia il gatto, se ne sta col cane più piccolo addirittura tra le sue zampe anteriori e gioca anche col pastore tedesco a guardie e ladri o, per meglio dire, a preda e predatore. Con i suoi simili non ha un gran che di rapporto e una volta mi è capitato di vedere nel campo quattro o cinque cercopitechi a prima vista coetanei che però lo tenevano alla larga con un atteggiamento sdegnoso. Quando Money non corre libero per il campo inseguito dal pastore tedesco, allora tende a diventare un autentico pericolo pubblico per chi cena qui. Nessuno si può permettere di lasciare una pietanza incustodita neppure per pochi secondi e anche un semplice piatto vuoto con residui di sugo diviene un oggetto interessante per lui perché può essere comunque afferrato e leccato. Il pastore tedesco fa di tutto per contrastare questi eccessi: non soltanto cerca di impedire a Money di salire sui tavoli ma in pratica lo insegue ovunque cercando di catturarlo e di “ucciderlo” (solo in modo rituale, si intende).

Quando il cane riesce a catturare la scimmia, allora ringhia e fa finta di sbranarla mentre la poveretta grida con tutto il fiato come se la uccidessero veramente. L’inseguimento si svolge freneticamente per decine di minuti e viene interrotto quando Money ripara su un albero, e questo è evidente perché i cani non possono arrampicarsi, ma il cane si ferma anche quando Money ripara su un tavolo o persino su una piccola catasta di pietre, e questo è molto meno evidente perché in tal caso entra in gioco soltanto una regola convenzionale. È come se Money dicesse al cane lupo “qui non vale” e il cane concordasse di osservare strettamente questa regola. Si aggira velocemente intorno alla catasta di pietre correndo rapidamente in circolo per sottolineare il suo “assedio” ma non si spinge oltre in nessun caso.”

Per questi motivi, e non solo, sono fermamente convinto che non sia possibile addestrare animali con la forza, le torture o le minacce come sostengono alcuni individui che in realtà non hanno alcuna esperienza nel merito. Gli animali capiscono e riescono a fare molto di più di ciò che ritengono possibile persino i loro estimatori, spesso si organizzano spontaneamente e quindi non hanno difficoltà a comprendere ciò che viene loro chiesto dall’addestratore dato che si addestrano e giocano anche da soli. Credo inoltre che i critici del circo equestre non tengano in alcun conto il fatto che cani e cavalli sono animali domestici che imparano a svolgere i loro numeri senza particolari difficoltà, per compiacere un compagno umano con cui hanno un forte legame affettivo e che anche altri animali più impegnativi (leoni, tigri, elefanti) si trovano nella stessa situazione affettiva e sono molto intelligenti.

Per questi motivi spero vivamente che la proposta di legge venga ritirata e che la LAV si faccia un serio esame di coscienza chiedendosi quali possano essere i possibili modi per fare qualcosa di buono per gli animali, se è questo che veramente desiderano

 

Renato Massa

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Un pensiero su “LA LAV E I CIRCHI

  1. Ci sono in gioco in primis non il benessere animale ma i sonvenzionemti statali da spartirsi tra politici e lav levati gli animali ai circhi dai attuali 40.000.000€ si passerà ai oltre 100.000.000. X poi ammazarne una buona parte x leoni e tigri non si possono mettere con altri gruppi gli elefanti che costino cari un posto lo troveranno

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