ANIMALI DEI CIRCHI: L’ESSENZA POLITICA DELLA QUESTIONE

Novanta imprese italiane che nel complesso danno lavoro a qualche migliaio di persone saranno praticamente spazzate via dalla nuova legge di prossima approvazione che prevede di rendere illegale la presenza degli animali nei circhi. In pratica, il governo ha deciso di dare seguito alle richieste degli animalisti che da molti anni chiedono che i circhi siano privati dei loro animali. Lo chiedono, in effetti, senza una vera ragione, dato che non è vero che gli animali siano scontenti di esibirsi in pubblico mostrando di saper fare cose insolite e non è affatto vero che i circensi non li trattino bene. Però, il governo ha deciso di ascoltare gli animalisti e non gli scienziati che meglio conoscono gli animali, che sono in grado di interpretare chiaramente i loro umori e i loro sentimenti leggendo nei loro comportamenti come in un libro aperto.

Che cosa è successo? Nulla di veramente nuovo. I governi capiscono al volo dove va la corrente del pensiero unico e da un quarto di secolo eseguono fedelmente le istruzioni che la grande finanza neoliberista fornisce loro. E anche stavolta stanno eseguendo.

Mi direte: ma che diavolo c’entra la grande finanza neoliberista con l’ultra-animalismo? C’entra eccome: l’ultra-animalismo è un utile sostituto dell’ambientalismo che chiede energia pulita, parchi intoccabili, protezione efficace dagli inquinamenti di ogni genere e via dicendo, in pratica redistribuzione del reddito e democrazia. Tutte queste cose non convengono affatto alla grande finanza che vuole estrarre e vendere più petrolio, che considera i parchi solo come aree utili per la ricerca dei minerali da sfruttare, che non è interessata ad abbassare il tasso dei tumori o a salvare le specie in pericolo di estinzione ma solo ad aumentare il fatturato delle proprie holdings.

Quale gioco può essere migliore che togliersi dai piedi i potenziali oppositori deviandoli su una falsa pista? Zoo, circhi, sperimentazione scientifica, benessere di cani e gatti sono ottime soluzioni a questo riguardo. La stragrande maggioranza della gente non riesce a fare distinzione tra una battaglia ambientalista di largo respiro e una battaglia animalista di basso livello. Dunque, intercettare questa maggioranza e dirigerla verso l’animalismo più becero e immotivato che si possa immaginare equivale a intercettare l’opposizione politica e dirigerla su un binario morto, un finto partito di opposizione che alla fine farà solo gli interessi del padrone. Questi sono capolavori sociologici che richiedono sufficienti fondi, competenze di tipo sociologico, organizzazione e determinazione ed esistono ampie prove che ciò che è accaduto in questi ultimi 25-30 anni non sia stato affatto casuale ma sia stato invece abilmente diretto da una elite finanziaria che aveva interesse che le cose andassero esattamente così come sono andate e in nessun altro modo.

Questo grandioso cambiamento sociologico include vari aspetti difficilmente immaginabili per l’ingenuo cittadino comune, per esempio i cosiddetti diritti civili sbandierati dalle associazioni lgbt che fino a pochi anni fa avrebbero avuto una notevole difficoltà già solo a presentarsi in pubblico. Fin troppo evidente è il fatto che questi nuovi, inattesi diritti civili non integrano affatto ma invece sostituiscono quelli sul lavoro, sulla sanità e sulle pensioni faticosamente guadagnati in un secolo di autentiche battaglie civili, per non parlare poi dei meccanismi di partecipazione democratica alla politica.

Questo ha deciso la finanza per noi e questo hanno eseguito quasi tutti i partiti politici esistenti sulla scena, a dispetto di costituzioni nazionali che davano ben altre indicazioni. Per quanto riguarda lo specifico tema dell’animalismo sono state privilegiate e aiutate le associazioni più estremiste che potevano garantire un gioco capace di allontanare quanto più possibile il grande pubblico dalla comprensione dei fenomeni naturali focalizzando l’attenzione generale su problemi non già minori ma assolutamente inesistenti. Non si tratta, dunque, di “benaltrismo”, come ha sostenuto qualcuno non molto acuto, ma proprio di “altrismo” e basta: non si vuole deviare l’attenzione da un problema maggiore (o presunto tale) a uno minore ma semplicemente da un problema grave a un problema finto, inesistente o esistente solo nella mente di persone con particolari sensibilità individuali.

I grandi poteri sono riusciti a corrompere ovunque i partiti che avrebbero dovuto difendere il popolo, partiti che incredibilmente si sono convertiti a tesi neoliberiste senza neppure ritenere di dovere avvisare gli elettori di ciò che stavano facendo. In campo animalista, sono state le tradizionali associazioni ambientaliste a operare una svolta analoga, inseguendo sul suo terreno l’animalismo più becero. I risultati di entrambe le politiche sono stati analoghi e coerenti: da un lato, i partiti cosiddetti di sinistra sono letteralmente scomparsi dalla geografia parlamentare, dall’altro le associazioni ambientaliste hanno continuamente perso soci e rilevanza sociale nel mare magnum associazionista. Insomma, il pubblico si è giustamente convinto che, volendo spostarsi su posizioni neoliberiste/ultra-animaliste, tanto vale votare l’originale e non la brutta copia dell’ultima ora. Stiamo osservando questo fenomeno anche a livello parlamentare nella incredibile gara all’idiozia più grande scatenata tra Forza Italia e il M5S, corrispondenti agli autentici neoliberisti/animalisti e, rispettivamente, ai loro squallidi imitatori.  Non c’è via di uscita, purtroppo, abbiamo ancora molto fiele da ingurgitare prima di poter dire di avere bevuto fino in fondo l’amaro calice.

Renato Massa

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