Perchè non sono ateo

Un signore di cui ho dimenticato il nome ha scrito da qualche parte online di essere ateo e di non avere nessuna paura dell’inferno. Confesso che mi ha fatto ridere perché io non mi considero per nulla ateo eppure non soltanto l’idea dell’inferno mi sembra puerile ma molte altre credenze legate al cristianesimo mi sembrerebbero parimenti accettabili soltanto nel caso in cui accettassimo per buona l’esistenza di Babbo Natale, di Harry Potter, di Peter Pan e di Biancaneve e via dicendo. Che il fatto di essere ateo o non ateo debba dipendere da sciocchezze di questo tipo è decisamente sconfortante. Mi permetto, a questo punto, di esporre brevemente il mio punto di vista.

Che l’idea di Dio sia universale, cioè si riscontri in un modo o nell’altro, in tutti i popoli del mondo – osserva giustamente Richard Dawkins – non costituisce in alcun modo prova della sua esistenza. Tuttavia, dobbiamo necessariamente riconoscere che un tale diffuso pregiudizio – se di pregiudizio si tratta – è motivo di riflessione sulla realtà delle cose.

Qualcuno dirà che l’idea di un creatore e/o ordinatore risale a un periodo anteriore alla nostra conoscenza dell’evoluzione biologica e delle varie teorie fisiche sulla materia. A me pare, tuttavia, che queste argomentazioni denotino una cultura superficiale perché l’evoluzione biologica ci racconta la storia delle nostre origini ma nulla può dirci sul senso stesso della nostra esistenza. Quel qualcuno si farà magari una risata osservando che non ha senso domandarsi che senso abbiano le cose, che la domanda è priva di senso. A questo punto la risata me la farò io domandando perché mai una determinata domanda possa essere priva di senso e un’altra no. Secondo me tutte le domande hanno un senso, semplicemente la risposta può essere negativa, positiva o dubbia.

“Se qualcosa esiste – osservava duemilacinquecento anni fa Protagora e dopo di lui anche Parmenide – allora questo oggetto è un assoluto” perché la sua esistenza non dipende dalla volontà e dall’opera di qualcuno. Se anche in mezzo al vuoto esistesse soltanto una pietra inerte, quella pietra sarebbe necessariamente un assoluto. Però, nello spazio apparentemente vuoto, c’è ben più di una pietra: c’è un mondo straordinariamente articolato, dalle invisibili stringhe diffuse ovunque nello spazio fino alla stelle, ai pianeti, agli esseri viventi, alle sensazioni, all’intelligenza e all’amore. Se questo è un assoluto – e tutto concorre a far pensare che lo sia – allora bisognerebbe essere davvero stupidi per non provare ammirazione, riverenza e persino inquietudine di fronte ad esso.

Che relazione esiste tra questo assoluto oggettivo e incontestabile e il Dio delle religioni storiche? Mi permetto di suggerire: una relazione analoga a quella che esiste tra Babbo Natale e i genitori che portano i doni natalizi ai bambini. Il fatto che dietro un mistero esista una spiegazione diversa da quella mitica non significa che la spiegazione non vi sia e neppure che essa sia tanto prosaica da annullare non solo il mistero ma anche la stessa spiegazione. Al posto di Babbo Natale troviamo genitori amorevoli che si preoccupano della felicità e dei sogni dei loro figli. Al posto di un Dio personale, vendicativo, capriccioso, lunatico, ecco una realtà oggettiva straordinaria e mirabile ma anche poco comprensibile, tanto poco comprensibile da lasciarci pieni di dubbi e anche di speranze sul nostro destino finale. Perché è fin troppo ovvio che, se è evidente che il nostro corpo si decompone dopo la morte, nessuno può sapere quale sia il destino della nostra coscienza, del nostro “io” che ci accompagna dalla nascita alla morte e che ci suggerisce l’idea non solo di tanti altri “io” ma anche quella di un grande Spirito universale del mondo. Nessuno può sapere se questo Dio spinoziano sia reale, apparente o di pura fantasia. Nessuno può sapere nulla di questi misteri e neppure se la giustizia sia solo un’illusione umana o un anelito profondo verso qualcosa di irraggiungibile in questo mondo o forse raggiungibile in una qualche forma evolutiva molto più avanzata rispetto a quella umana.

Per tutti questi motivi, trovo non soltanto sbagliato ma anche superficiale dichiarare – magari anche orgogliosamente – il proprio ateismo. Cosciente di non sapere e confidente nei ruoli ben distinti della scienza e della filosofia, io dichiaro (a) di credere fermamente nella esistenza di Dio, (b) di non sapere assolutamente nulla sulle sue caratteristiche (c) né sul destino finale degli individui, neppure se questo pensiero abbia un senso e (d) di sperare comunque che in questo universo esista comunque anche la giustizia.

Renato Massa

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Un pensiero su “Perchè non sono ateo

  1. Per tutte le considerazioni precedentemente fatte dal Prof. Renato Massa,senza nessun orgoglio di sorta,a bassa voce,sostengo il mio ateismo.Cosciente di non sapere niente e confidente dei ruoli ben distinti della scienza e della filosofia,io dichiaro (a)di non credere nell’esistenza di dio,(b)di non sapere assolutamente nulla delle sue caratteristiche,(c)ne’ sul destino finale degli individui,neppure se questo pensiero abbia senso e (d) di sperare comunque che in questo universo esista comunque anche la giustizia. Zappone Pasquale

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