IL QUANTITATIVE EASING E LE RIFORME COSTITUZIONALI

 

La lingua inglese veniva e viene studiata in tutte le scuole del mondo per facilitare la comprensione reciproca ma in Italia, negli ultimi anni, è stata usata da gente priva di scrupoli per facilitare la presa in giro dei cittadini da parte di un governo a mio modo di vedere abusivo e certamente ben determinato a non fare li interessi dei cittadini ma invece quelli delle oscure entità che hanno determinato la sua ascesa. Così abbiamo sentito definizioni come bail-in, bail-out, job’s act e altre analoghe che non dovrebbero avere alcun diritto di essere adottate e di circolare a livello governativo in un paese in cui la lingua ufficiale è un’altra.

Oggi vorrei spiegare il significato di un’espressione ricorrente sui mezzi di comunicazione e cioè quantitative easing. La traduzione letterale della frase, facilitazione quantitativa, è infatti del tutto insufficiente per far capire al popolo di che cosa si stia parlando. Il che è davvero inaccettabile per una espressione che comporta conseguenze tanto pesanti per la vita dei popoli coinvolti in una tale azione.

La facilitazione consiste nella raccomandazione alle grandi banche di investimento ad acquistare buoni del tesoro, cioè debito pubblico. Il debito pubblico, di per sé, non è affatto un male perché rappresenta le risorse destinate dallo stato a investimenti pubblici con il finanziamento da parte dei cittadini che acquistano i buoni suddetti.

Perché mai le banche di investimento dovrebbero acquistare i buoni suddetti che in realtà assicurano soltanto rendimenti modesti a cittadini che non vogliono rischiare? La risposta è raggelante: perché le banche di investimento giocano d’azzardo con quei soldi, nel senso che li investono in giochi molto pericolosi che, se vanno a buon fine, possono assicurare alle banche stesse lauti guadagni, se invece finiscono male (come spesso accade) possono mettere lo Stato stesso in gravi difficoltà perché le banche non avranno più le risorse per rimborsarli. Niente paura, però, queste banche non possono, anzi non devono assolutamente fallire sicché ci penserà lo stato a tirarle fuori dai guai regalando loro i soldi mancanti mediante qualche legge speciale (bail-out) oppure – se questa ipotesi non fosse praticabile – mettendo in atto il cosiddetto bail-in e cioè spogliando i malcapitati clienti della banca per compensare le perdite dei giocatori d’azzardo. Il risultato di queste azioni sciagurate è il progressivo impoverimento dei cittadini da parte di una minoranza di vampiri che sa di poter giocare sulla loro pelle senza rischi. Grazie a governi farlocchi di venduti che i vampiri non possono più permettersi di sostituire e quindi vogliono rendere permanenti per mezzo di nuove costituzioni che eliminino il rischio delle elezioni politiche.

Renato Massa

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