Note di viaggio a Corfù. 1

Avevo già visitato l’isola greca di Corfù nel 1988 e, sebbene mi fosse evidente la sua elevata densità di popolazione umana, avevo anche apprezzato la bellezza dell’isola e la ricchezza della sua fauna. Uno degli aspetti più affascinanti della natura greca, secondo il mio particolare punto di vista di naturalista mediterraneo, è la ricchezza di rettili, di tartarughe di terra e di acqua e non solo. Le recenti note erpetologiche di Matt Wilson mi stimolarono a ritornare sull’isola, proposito che infine ho realizzato dal 3 al 10 giugno 2016, insieme con mia moglie Cecylia. Le note che seguono sono uno scarno rapporto delle nostre attività di carattere naturalistico e anche strettamente turistico.

Corfù è un’isola ionia di media estensione (613,6 kmq), la seconda per superficie dopo Cefalonia, decisamente molto popolata (110 mila abitanti), ricchissima di rilievi e di boschi mediterranei, purtroppo afflitta da un’urbanistica di tipo rapace e consumistico. La sua storia è notevole ma non è nostra intenzione raccontare ciò che è possibile leggere in ogni guida turistica nonché sulle note di Wikipedia. Noi ci limiteremo a raccontare i nostri incontri e le nostre osservazioni dal momento dell’arrivo fino a quello della partenza.

 

3 giugno 2016

All’arrivo sarebbe stato tutto perfetto se non avessimo sbagliato strada e se il navigatore che ci siamo portati da casa avesse funzionato. Giriamo a vuoto per un paio d’ore, certo anche attraversando aree spettacolari, per riuscire a percorrere i circa venti chilometri che separano l’aeroporto di Kerkyra da Paleokastristsa. Novità assoluta: io vado anche in confusione per la retromarcia e la prima che, sul modello di vettura che ci è stato dato, pare che facilmente si scambino l’una per l’altra. Alla fine ce la facciamo, troviamo la località e riusciamo a prendere posto nella nostra stanza degli appartamenti Athina studios. Andiamo a cenare a base di uno squisito gyros in un’ottima taverna (Spiro) a due passi da qui e torniamo a casa che il buio è già profondo.

A questo punto veniamo accolti nell’isola dalla voce flebile e amabile dell’assiolo, il piccolo rapace notturno più mediterraneo che esista in Europa e dalla voce più difforme possibile da tutte le altre. Non supera la taglia di un merlo e si nutre soprattutto di insetti. Lo ricordo sulla palazzina di caccia di Ficuzza, in Sicilia, nelle estati degli anni ’50 del secolo scorso. Poi lo riascoltai in Istria negli anni ’80 e all’isola d’Elba negli anni ’90 e da allora non mi è più capitato di sentirlo. Ora, i bravi ornitologi mi diranno anche che vivo e vado nei posti sbagliati e che l’assiolo ha una distribuzione molto meridionale, certo, ma non è poi tanto raro. D’accordo, non discuto di certo, ma quel sottile “chiù” di pascoliana memoria è veramente formidabile. Evoca il minuscolo gufo dal piumaggio soffice e finemente vermicolato e dai ben visibili ciuffi auricolari, beninteso per chi abbia la fortuna di vederlo.

Renato Massa

(continua)

 

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