Dai gatti alle riforme istituzionali: le “legioni di imbecilli” del web

Il compianto Umberto Eco scrisse, in tempi abbastanza recenti, che i cosiddetti social media avevano dato voce a “legioni di imbecilli”. Questa tagliente dichiarazione potrebbe sembrare eccessiva qualora non si sia provato a scrivere qualcosa di molto ragionevole su una pagina qualsiasi di facebook. Prendiamo come esempio la mia condivisione su una pagina da me amministrata (Club dei Naturalisti con circa 6200 fan) di un sereno intervento della Società Italiana di Scienze Naturali (SISN) relativa ai gatti, un semplice consiglio di tenere il proprio gatto in casa o, se proprio lo si vuole lasciare uscire, dotarlo di un campanellino che riduca drasticamente il suo successo nella predazione di uccelli, lucertole, topi e altri piccoli animali, predazione – tanto per mettere i puntini sulle i – altamente documentata con diversi lavori scientifici.

Diversi studi realizzati in Inghilterra, Nord America e Australia dimostrano infatti che l’85-91% dei gatti domestici caccia attivamente la fauna selvatica. A parte i topi e gli uccelli (specialmente quelli appena usciti dal nido), i gatti uccidono anche molte lucertole, ramarri, orbettini e serpentelli contribuendo non poco alla generale rarefazione di questi piccoli e bellissimi animali. Tutto ciò era ben noto da molto tempo, tanto che i gatti vaganti fuori dall’abitato, fino al 1991 (anno di approvazione della legge 281), erano considerati animali nocivi sui quali era lecito senz’altro sparare. Purtroppo, la legislazione successiva ha voluto tenere conto soltanto di opinioni di parte e, pur di proteggere i gatti vaganti, ha sacrificato migliaia di piccoli animali selvatici che dai gatti vaganti ogni giorno vengono uccisi. Secondo i diversi studi, ogni gatto lasciato libero di gironzolare per il terrazzo, giardino, balcone o campagna, riporta a casa circa 16 prede selvatiche all’anno, concentrate soprattutto in primavera-estate: il 69% sono mammiferi, il 24% uccelli, il 4% anfibi e il restante 3% saranno rettili, pesci e insetti. Poiché in Italia risultano censiti 7.400.000 gatti, è facile calcolare che se il 90% di questi animali caccia 16 prede selvatiche all’anno, di cui 3,8 uccelli, ogni anno, in Italia, si perderanno più di ventisei milioni di uccelli uccisi dai gatti. Per non parlare dei rettili come il ramarro che infatti, nell’ultimo ventennio, ha subito una pesantissima e, solo a prima vista, incomprensibile rarefazione. E non vale affatto obiettare che il gatto è un predatore naturale e che non può danneggiare seriamente le specie di animali che caccia da milioni di anni. Purtroppo, infatti, il gatto domestico ha ormai ben poco di naturale, ecologicamente parlando, dato che, ormai non è più sottoposto alla mortalità naturale dovuta a malattie, godendo di assistenza veterinaria, non deve competere per il cibo dato che è nutrito dal padrone, non è più costretto dai concorrenti in un territorio determinato come il gatto selvatico, con la conseguenza di poter raggiungere densità di popolazione anche centinaia di volta superiori a quelle del suo omologo selvatico (44 individui per chilometro quadrato contro 0,1-2 registrate per il gatto selvatico). Se a tutto ciò si aggiunge che i gatti domestici continuano ad aumentare di numero con l’aumento della urbanizzazione mentre i piccoli animali selvatici sono sospinti in spazi sempre più marginali, si capisce per quale motivo si sia arrivati all’assurdità di una strage complessiva di ben 110 milioni di topolini, lucertole, ramarri, orbettini, uccelli e quant’altro nella sola Italia! A tutto ciò si aggiunga il fatto che i mangimi per gatti, oggi prodotti in enorme quantità, vengono spesso preparati con pesce non adatto all’alimentazione umana che in precedenza, non avendo un mercato, non veniva affatto pescato e serviva per alimentare migliaia di stupendi uccelli marini. Paradossalmente, oggi, anche le popolazioni di questi, non direttamente uccisi dai gatti, diminuiscono per mancanza di cibo per fare invece aumentare di numero i killer di piccoli uccelli e rettili. Tutto questo discorso può anche dispiacere a qualcuno ma purtroppo è la verità e non sempre la verità corrisponde a ciò che ci fa più piacere, una bugia rassicurante viene spesso freferita. Una soluzione incruenta comunque esiste ed è quella di rinunciare a tenere un gatto o, se proprio non si vuole rinunciare, di tenerlo ben chiuso in casa, specialmente quando si vive in campagna, abituandolo fin da piccolo a questa situazione e facendolo anche castrare o almeno sterilizzare sia per tenerlo più tranquillo, sia per non contribuire a un’ulteriore moltiplicazione incontrollata delle popolazioni feline. Si consiglia anche di fornire al proprio gatto adeguati giochi casalinghi che contribuiranno a soddisfare il suo desiderio di caccia e infine, se proprio non si vuole rinunciare a lasciarlo libero di vagare, almeno fornirlo di un campanellino o di un “bip” sonoro che, a quanto pare, è un articolo che riduce notevolmente il suo successo di caccia.

Proprio questo campanellino è stato l’oggetto del contendere sul sito web sopra citato: https://www.facebook.com/associazioneAPAE/photos/a.205840889488312.51995.189886954417039/1111427702262955/?type=3&theater

Fatti salvi pochi interventi a supporto di questo correttissima condivisione, ecco alcune delle voci stonate che sono giunte a decine:

“Un appello così sciocco mi mancava…”,

“Stiamo rasentando il paradosso, cercare di inibire artificiosamente un istinto primordiale ad un animale, anche se domestico, è una barbarie. Il Gatto (felis) è un cacciatore per natura!”

“Lasciate la natura alla natura e smettetela di dire cazzate, per favore eh”

“Ragazzi sveglia.. È la natura… lo volete capire o no… ma che cazzo… anche i gatti adesso non possono mangiare niente”..

“Mamma mia che cazzata!!!!”

“Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha. Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaa”

 

Secondo me è impressionante la tronfia e boriosa ignoranza con la quale gli attuali cittadini italiani (ma credo che il giudizio possa valere in genere per la società occidentale) ritengono di potere emettere un sicuro e tagliente giudizio su una questione della quale non capiscono niente e non sono neppure minimamente e superficialmente informati. Con questo tipo di modalità si sono ottenute leggi profondamente ingiuste e socialmente nocive con il principio che ciò che importa è solo l’aggressività degli ignoranti. Non solo in tema di animalismo, purtroppo ma anche in tema di riforme istituzionali, leggi elettorali e moltissimi altri temi. Cosa posso dire? Che mi dispiace moltissimo, certo, e che vorrei scappare via da un paese ridotto in simili condizioni. E scapperei certamente se solo sapessi dove andare.

 

Renato Massa

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Un pensiero su “Dai gatti alle riforme istituzionali: le “legioni di imbecilli” del web

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