Alcuni semplici pensieri sulle unioni civili

Confesso di sentirmi stralunato dalle manifestazioni pro e contro diritti-doveri dei gay e anche dalle allegre luminarie pubbliche – credo a nostre spese – dei pro-gay (Napoli) e pro-famiglia tradizionale (Milano). Per questo motivo, vorrei cercare di fare il punto in maniera possibilmente razionale su questo argomento.

Le credenze sulla omosessualità sono state varie e anche strampalate fino al 17 maggio del 1990, quando la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiarò che “l’omosessualità è una variante naturale del comportamento umano che comporta l’attrazione sentimentale e/o sessuale tra individui dello stesso sesso”, contestualmente depennando il suddetto comportamento dalle malattie mentali nelle quali precedentemente era stato erroneamente classificato. Più recentemente (2012), un gruppo di lavoro del National Institute for Mathematical and Biological Synthesis (NIMBioS) ha precisato, sulla base di più recenti studi che il meccanismo che determina la condizione è di tipo epigenetico, cioè non è basato su geni e dunque non può essere de-selezionato dalla mancata riproduzione biologica. Per questo motivo, la frequenza della omosessualità nelle popolazioni umane è notevolmente costante, variando tra il 2 e il 4%.

Cominciamo con una osservazione logica che a molti, tuttavia, non piacerà: il fatto che una variante sia “naturale” e che non rappresenti in alcun modo una malattia mentale non significa affatto che sia una condizione ottimale e neppure che non possa essere considerata come una sorta di malformazione fisiologica. In effetti, la determinazione delle preferenze sessuali è piuttosto complicata ed è relativamente facile che qualcosa vada storto nel relativo, delicato processo di sviluppo embrionale, come ben spiega Jacques Balthazart nel suo libro sull’argomento. Inoltre, “naturale” non è necessariamente sinonimo di “buono”, cioè adattativo, biologicamente parlando, e personalmente io ringrazio la sorte che ha fatto andare ben diritti tutti i miei processi ormonali fetali. D’altra parte, capisco benissimo tutte le implicazioni politiche, umanitarie e anche economiche che la Commissione dell’OMS dovette fronteggiare a suo tempo: qualsiasi parola di troppo avrebbe potuto determinare nell’umanità atteggiamenti discriminatori nei confronti di persone innocenti e d’altra parte avrebbe potuto comportare anche conseguenze economiche, magari di pensioni di invalidità o assurdità del genere. Dunque, bene ha fatto la Commissione OMS a dosare attentamente le sue parole, anche perché, se anche di malformazione fisiologica si fosse ritenuto di parlare, sarebbe stato immediatamente evidente che si trattava di un caso facile da ovviare, con opportuni accoppiamenti compensativi delle persone colpite.

Ne consegue che tali accoppiamenti debbano essere considerati come socialmente accettabili (e dunque anche regolabili per legge) ma non ne consegue necessariamente che tali debbano essere anche per le organizzazioni religiose e in particolare per la chiesa cattolica che ha tutto il diritto di ritenere che la condizione omosessuale sia una dura prova che Dio ha ritenuto di proporre ad alcuni esseri umani per i quali la soluzione ottimale è quindi quella della verginità. Personalmente, ritengo che omosessuali potessero forse essere alcuni santi cristiani che contro il sesso parevano veramente fissati, per esempio San Paolo. Detto questo, ritengo perciò molto ingiuste le critiche di chi si aspetta da una organizzazione religiosa un’apertura mentale che vada al di là della propria fede. La religione è libera nei paesi civili e ciò vale non soltanto per gli atei ma anche per i credenti e per i dubbiosi.

C’è poi la questione dell’adozione e ancora una volta qui debbo concordare con chi dice che i figli certamente rappresentano una grave responsabilità, che possono rappresentare anche una gioia, ma che in nessun modo possono essere considerati come un diritto da nessun punto di vista. L’adozione è certamente un processo delicato che va considerato e valutato attentamente volta per volta e non è tema da portare in piazza distorcendo l’intera questione in modo inaccettabile. Certamente, mi rendo conto che la condizione omosessuale può persino costituire un ausilio psicologico alle cure parentali ma è anche evidente che la questione è tanto delicata da non potere e non dovere diventare soggetto di convinzioni ideologiche sommarie e anche di parte, essendo semplicemente ridicolo classificare come “di sinistra” un atteggiamento pro-gay e come “di destra” un atteggiamento tendenzialmente contrario. Capisco benissimo il desiderio di normalità che esiste nell’animo di chi si trova senza sua colpa a far parte di una minoranza biologica ma queste persone dovrebbero anche capire che la vita non consente il salto in lungo o in alto a chi ha le gambe troppo corte e che questo non è ingiusto, è semplicemente naturale. Tuttavia, concordo anche sulla semplice constatazione che per un bambino rinchiuso in un orfanatrofio una famiglia anche atipica, ma di buona qualità, è molto meglio di nessuna famiglia.

Con questi opportuni puntini sulle “i”, penso che si possano perfettamente accettare le unioni civili e anche la possibilità per le coppie gay di candidarsi per possibili, future adozioni.

 

Renato Massa

 

 

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