Ancora sul No alla “deforma” della Costituzione

La data fissata per il referendum sulle cosiddette riforme istituzionali è del 16 ottobre p.v. Da oggi, 25 gennaio, a quella data mancano ancora poco meno di nove mesi. Mi pare importante cercare di mettere alcuni puntini sulle i per evitare di arrivare al momento del parto in condizioni non buone.

Anzitutto è necessario sottolineare che, o si voglia o no, questo referendum riguarderà non soltanto il tema della controriforma (la “deforma”, come è stata saggiamente definita da Stefano Rodotà) di Renzi ma tutto l’operato del suddetto primo ministro che, in tutti i modi possibili, si è sforzato di premere l’acceleratore su una svolta autoritaria, preparare una sorta di presidenzialismo per mezzo di una legge elettorale ultra-maggioritaria profondamente illiberale, presentata come una panacea per garantire “governabilità”, cioè prepotenza impunibile da parte di una minoranza appoggiata da forze oscure. Senza tali forze sarebbe stato impensabile per Renzi balzare di colpo dalla condizione di sindaco di Firenze a quella di primo ministro nominato quasi unanimemente da un partito che lo ha voluto anche segretario generale. Ancora, gli sarebbe stato impossibile ottenere l’elezione di un presidente della Repubblica fantasma, impadronirsi di tutte le reti televisive in una misura mai vista in precedenza, usare le suddette reti per lodarsi quotidianamente, fare di tutto per emarginare i sindacati dei lavoratori, stravolgere le leggi sul lavoro, licenziare senza alcuna motivazione plausibile addirittura il sindaco di Roma, gestire in una maniera tuttora assai oscura la crisi di quattro banche con relativa rovina di piccoli risparmiatori via dicendo.

Vi sono moltissimi ottimi motivi per lavorare per la caduta di Renzi ma in questa fase è opportuno lasciarli quasi tutti da parte e limitarsi a contestare con forza la sua “deforma” della Costituzione repubblicana del 1948. Non che si voglia sostenere che quella Costituzione debba essere intoccabile ma piuttosto che per toccarla sia necessaria un’assemblea eletta con un criterio strettamente proporzionale, perché alla Costituzione non si mette mano ogni anno e non lo si fa né con leggerezza né con prepotenza ma cercando di toccare corde largamente condivise, insomma con modalità molto diverse da quelle che hanno guidato la cosiddetta “Riforma Renzi-Boschi”, proposta e appoggiata da una maggioranza parlamentare maggioritaria che la Corte Costituzionale ha ritenuto illegittima. Dunque, non dobbiamo buttarci in una battaglia troppo ampia che rischierebbe di dividerci e di allontanare da noi molti potenziali elettori che ci seguono fino a un certo punto. In questa fase dobbiamo fermarci prima di quel punto perché non possiamo assolutamente permetterci di perdere pezzi. Il referendum deve essere vinto, la deformazione costituzionale deve essere sventata, punto e basta. Questa è indubbiamente la madre di tutte le battaglie. Tutte le altre battaglie verranno dopo, possibilmente a una a una. Per ora è necessario lasciare perdere tutto il resto, stringere i denti e concentrarsi sulla difesa della Costituzione. Quando questa battaglia sarà stata vinta, si passerà ad altro.

Renato Massa

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