FERMARE LA “DEFORMA” COSTITUZIONALE DI RENZI

 

Il referendum per dire no alla cosiddetta riforma (“deforma” secondo l’arguta definizione di Stefano Rodotà) della Costituzione di Renzi rappresenta una straordinaria occasione per iniziare un lungo cammino di “riavvolgimento” delle  vicende reazionarie che, a partire dai due referendum di Mariotto Segni sulla legge elettorale (1991-1993), hanno portato l’Italia in una situazione politica che da alcuni sociologi (Colin Crouch) è stata definita benevolmente “post-democratica”.

Infatti, la stessa creazione improvvida e ingiustificata del governo Renzi da parte di forze oscure extra-parlamentari due anni fa è stata soltanto l’ultimo, anche se più decisivo, evento di una strategia “occidentale” tendente a privare i paesi NATO-UE degli ultimi residui della loro sovranità per farne pure e semplici pedine di una strategia folle di privatizzazioni e provocazioni decisa da una elite finanziaria internazionale.

Tale strategia è arrivata oggi fino al punto di consegnare nelle mani dei 62 uomini più ricchi del mondo un patrimonio equivalente a quello della metà più povera dell’umanità (circa 3,6 miliardi di esseri umani) e di essere ben decisa a continuare su questa strada di rapina a costo di scatenare una nuova guerra mondiale. In questo modo devono essere letti i contrasti della NATO con la Russia in Medio Oriente e in Europa orientale.

La “riforma della Costituzione” di Renzi, così come la nuova legge elettorale, è stata scritta chiaramente fuori dai confini nazionali e il suo scopo pare proprio di porre i poteri dello stato in mano a una stretta oligarchia di nominati per facilitare l’assoggettamento del paese ai diktat esterni contrari ai suoi interessi ai quali il paese è finora parzialmente sfuggito soprattutto grazie alla complessità garantista della sua architettura costituzionale. Il cosiddetto “grullino” di Firenze ha chiaramente guadagnato il suo posto promettendo ai poteri forti le peggiori cose che nessuno si sentiva di fare. Ora si tratta assolutamente di fermarlo se non vogliamo scivolare in una spirale autoritaria con esito imprevedibile.

Come impostare la campagna impari contro un potere che si è appropriato di tutti i mezzi di comunicazione? Questo sarà l’argomento del prossimo articolo.

 

Renato Massa

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