SHAUL A DAMASCO

(Dal capitolo 16 di “I pellegrini di Qumran”)

A questo punto intervenne Agar, sempre presa dalla sua passione religiosa che si mischiava con quella per Shaul:
“La Siria è il paese che ha per capitale Damasco, mi pare. Era lì che andava Shaul quando fu colpito dalla grande ispirazione del Signore”:
Johannes sorrise e batté le mani:
“Agar, fai attenzione, questo è un grosso abbaglio che qualcuno ha preso e che continua a circolare da anni. Perché mai Shaul, cittadino romano ed esattore delle tasse in Palestina, sarebbe dovuto andare alla Damasco siriana che era interamente fuori dalla sua giurisdizione? Non andava a Damasco quando fu fulminato dal Signore, invece veniva proprio qui, alla nostra Qumran che tra noi hassidim è nota da tempo come “Damasco”, un po’ come dire la nostra capitale. Quando si veniva qui si diceva che si andava a Damasco. Shaul non lo sapeva, naturalmente, ma a quanto pare, venne qui per stanare presunti evasori fiscali. Sospettava che si venisse qui per non pagare le tasse, come tutti gli esattori sospettano della gente perbene che, secondo loro, dovrebbe dare una maggiore importanza al danaro e dunque possederne molto di più di quanto pretenda. Arrivò qui, in effetti, ma secondo me il calore del deserto lo fulminò. Non cadde da cavallo, come si vocifera, semplicemente il cavallo cadde a terra in ginocchio per il gran calore e Shaul finì nella sabbia e fu soccorso da un gruppetto di devoti hassidim che lo portarono al coperto e gli dissero che si trovava a Damasco, perpetuando un equivoco che lui prese come una specie di miracolo. Non si usano cavalli per venire qui, solo cammelli, se no si va incontro a grossi problemi. Poi Shaul vide arrivare nella sua stanza un uomo a cui qualche tempo addietro aveva contestato un pagamento insufficiente di certe imposte. Lo guardò fisso negli occhi, cercando di ricordare chi era costui ma l’uomo la prese molto male e pensò che l’esattore fosse venuto solo per lui e sbuffò: “O Shaul, perché mi perseguiti?” Lui rabbrividì e cadde in un sonno profondo salvo svegliarsi il giorno dopo e dire che aveva incontrato il maestro Notzri in persona che si era lamentato delle sue persecuzioni impositive a noi hassidim. Shaul non aveva mai incontrato il maestro Notzri quando ancora era in vita e nessuno osò contraddirlo, pensando che un suo buon rapporto ideale con il Maestro, che era stato un hassid come tutti noi, avrebbe potuto giovare alla comunità. Naturalmente, l’equivoco di Damasco fu anche chiarito ma Shaul la prese molto bene e cambiò radicalmente atteggiamento nei nostri confronti. Da quel momento sembrò capire che la nostra era una comunità di poveri alla quale non c’era molto che si potesse cavare. Doveva già essere un uomo molto ricco Shaul perché poco dopo partì davvero a sue spese per la Siria, l’Anatolia e la Grecia e infine raggiunse Roma continuando a predicare una sua personale religione che non era quella del popolo di Israele e nemmeno quella dei romani o dei greci. Di lui, personalmente, io non ho saputo più nulla. E sapete una cosa veramente buffa? In tutta la sua predicazione, pare che Shaul abbia continuato, e continui tuttora, a parlare del Maestro Notzri come suo ispiratore. Bene, se volete una mia personale opinione, ci conviene seguire al più presto l’itinerario di Shaul e dirigerci per prima cosa in Siria, poi in Anatolia e infine in Grecia. Laggiù io intendo fermarmi per prendere contatto con i movimenti filosofici locali che sono interessanti e profondi, però voi potrete fare un po’ come volete: imbarcarvi per tornare in Palestina se la situazione sarà migliorata, oppure restare in quei luoghi o procedere per Roma. Per ora, la nostra assoluta urgenza è quella di fuggire da Qumran.”

I pellegrini di Qumran è disponibile nel catalogo Amazon di Renato Massa sia come ebook, sia come cartaceo

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