UNA RIFLESSIONE BIOLOGICA E STORICA SUI MIGRANTI UMANI

L’afflusso straordinario di migranti umani dal Nordafrica e dal Medio Oriente sta mandando in tilt l’Europa e con essa molte singole persone che sul fenomeno esprimono opinioni costruite soltanto su pregiudizi e perciò difficili da condividere soprattutto perché scientificamente e storicamente infondate. Cercherò di riassumere in poche parole i fattori che hanno determinato e stanno determinando la situazione presente.

1. DEMOGRAFIA. I paesi dai quali i migranti si originano sono caratterizzati da decenni da un’elevata natalità che non ha mai preoccupato in modo particolare i politici dei paesi occidentali. Ricordo che a una mia obiezione nel merito di questo problema, in occasione di un convegno, un alto funzionario del vecchio PCI mi rispose che questo era un problema che ciascun paese doveva risolvere per conto suo. Analisi profondamente sbagliata, come oggi si vede, ma che dire?
2. NEO-LIBERISMO. Il sedicente neo-liberismo, esploso a partire dal 1990, ha continuato a pompare risorse dai paesi poveri e dalle classi povere dei paesi ricchi verso le classi più ricche, in senso molto restrittivo dato che, secondo il senatore americano Bernie Sanders, la singola famiglia americana più ricca ha un reddito pari a quello delle 130 mila famiglie americane più povere. In Africa, l’istruzione media è via via aumentata molto mentre la povertà non è stata toccata se non per peggiorarla. Non è tanto strano che una nuova generazione di persone qualificate ma disperate circa il proprio futuro cerchino di partire verso l’occidente, non rendendosi conto che anche qui i ricchi costituiscono un piccolissimo gruppo di privilegiati.
3. GUERRA. I vari governi americani e quelli dei loro alleati-vassalli (inclusa l’Italia) hanno aggredito in continuazione a colpi di bombe numerosi paesi del Medio Oriente e del Nordafrica (oltre che la ex-Jugoslavia) per cavarne tutte le risorse possibili. Vi sono stati due attacchi all’Iraq, uno all’Afghanistan, uno alla Libia oltre che destabilizzazioni di diversa natura all’Algeria, Tunisia, Siria, Egitto, Libano, Palestina e naturalmente ex-Jugoslavia. Alcuni paesi sono ridotti ad autentici gironi infernali dai quali ogni persona sana di mente vorrebbe fuggire. Non è tanto strano che chi riesce a farlo fugga davvero, anche se la prospettiva immediata è soltanto di lavorare come uno schiavo.

Dunque, è anche vero che le ricorrenti proposte di “aiutare questa gente a casa loro” sono corrette ma purtroppo sono anche tardive o in malafede. Se questa gente fosse stata aiutata davvero a moderare la sua crescita demografica (effetto che si può indurre per mezzo dello sviluppo economico), se non fosse stata abbandonata al suo destino dal sedicente neo-liberismo (che era ed è unicamente interessato a spremere tutto l’esistente da qualsiasi paese), se non fosse stata addirittura aggredita a colpi di bombe, certo non si azzarderebbe in mare su barconi a dir poco fatiscenti, non si azzarderebbe a traversare difficili deserti su autocarri scassati, non cercherebbe un angolo tranquillo in cui lavorare come operai o contadini senza rischiare troppo di beccarsi una pallottola. Che poi sull’assistenza a questi sfortunati profughi sia stata messa in piedi la solita speculazione dei soliti squali, questa non è in alcun modo una loro responsabilità. Che poi i civilissimi francesi, ungheresi e inglesi pensino di risolvere il problema costruendo barriere di metallo, che l’altissima Mogherini ripeta come una scema qualsiasi la sciocca, ancor più che sciagurata, proposta di “bombardare i barconi”, (proposta che in realtà rappresenterebbe un nuovo attacco alla Libia) è soltanto sintomo di analfabetismo storico, ecologico e culturale, di totale e brutale decadenza di un complesso di paesi privilegiati che non è stato capace di approfittare dei suoi vantaggi e che oggi viaggia a gonfie vele verso il disastro climatico, ecologico e umanitario che lo rimetterà a forza nei ranghi infimi in cui merita di stare. Altro che aiuto a casa loro!

Renato Massa

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