LA CONDIZIONE OMOSESSUALE NON È UN TEMA DI FILOSOFIA

Ho già scritto in un recente passato che la condizione omosessuale non è una scelta ma una oggettiva situazione in cui un certo numero di persone (più o meno dal 2 al 4% della popolazione) si viene a trovare alla nascita a causa di una insolita situazione ormonale durante la gravidanza (https://librerianatura.wordpress.com/2014/11/03/omosessuali-quello-che-pochi-sanno-e-comunque-nessuno-dice/). Ho anche ripetutamente citato un utilissimo libro di Jacques Balthazart, brillante biologo con cui ho anche avuto l’onore di lavorare sul tema della differenziazione sessuale verso la fine degli anni ’70 del XX secolo (http://www.amazon.it/Biologie-lhomosexualit%C3%A9-homosexuel-choisit-French-ebook/dp/B00G6P6SKY/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1424229770&sr=8-1&keywords=jacques+balthazart).
Aggiungo ora che, anche a seguito di questi studi, la OMS dichiarò in un documento del 17 maggio del 1990 che “l’omosessualità è una variante naturale del comportamento umano che comporta l’attrazione sentimentale e/o sessuale tra individui dello stesso sesso”, contestualmente depennando il suddetto comportamento dalle malattie mentali nelle quali precedentemente era stato erroneamente classificato. Più recentemente (2012), un gruppo di lavoro del National Institute for Mathematical and Biological Synthesis (NIMBioS) ha precisato, sulla base di più recenti studi che il meccanismo che determina la condizione è di tipo epigenetico.

“Sex-specific epi-marks produced in early fetal development protect each sex from the substantial natural variation in testosterone that occurs during later fetal development. Sex-specific epi-marks stop girl fetuses from being masculinized when they experience atypically high testosterone, and vice versa for boy fetuses. Different epi-marks protect different sex-specific traits from being masculinized or feminized — some affect the genitals, others sexual identity, and yet others affect sexual partner preference. However, when these epi-marks are transmitted across generations from fathers to daughters or mothers to sons, they may cause reversed effects, such as the feminization of some traits in sons, such as sexual preference, and similarly a partial masculinization of daughters.
The study solves the evolutionary riddle of homosexuality, finding that “sexually antagonistic” epi-marks, which normally protect parents from natural variation in sex hormone levels during fetal development, sometimes carryover across generations and cause homosexuality in opposite-sex offspring. The mathematical modeling demonstrates that genes coding for these epi-marks can easily spread in the population because they always increase the fitness of the parent but only rarely escape erasure and reduce fitness in offspring”.
(William R. Rice, Urban Friberg, and Sergey Gavrilets. Homosexuality as a Consequence of Epigenetically Canalized Sexual Development. The Quarterly Review of Biology, 2012; 87 (4))

Dunque, per dirla in breve in lingua italiana, “la trasmissione tra diverse generazioni di epi-marcatori sessualmente antagonisti è la spiegazione più plausibile del fenomeno della omosessualità umana”. Il risultato è che l’assenza di protezione degli epi-marcatori produce l’espressione di un carattere che non è adattativo (cioè non contribuisce al successo riproduttivo) e tuttavia non può essere contro-selezionato non avendo una base genetica.
Si tratta, in definitiva, di una “variazione naturale del comportamento sessuale” come affermò venticinque anni fa la OMS, oppure di un autentico problema di tipo epigenetico, come sembrano suggerire le più recenti ricerche? Io non ho certamente l’autorità e nemmeno le conoscenze necessarie per azzardare una possibile risposta ma neppure mi pare che le abbia Nicla Vassallo quando afferma addirittura, nel suo libro appena uscito “Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso” che l’eterosessualità è una fisima sulla sessualità naturale. Una fisima dice proprio e cioè un pregiudizio, una sciocchezza, un’idea completamente sbagliata. Tutti gli eterosessuali sarebbero, secondo la Vassallo, vittime di fisime.
“In natura – esordisce Nicla Vassallo che insegna filosofia all’università di Genova – non ci sono famiglie né matrimoni, in natura ci sono specie i cui individui hanno, anche, relazioni omosessuali. Se per natura invece intendiamo l’ordine naturale creato da dio, dobbiamo sposare determinate religioni e seguirle con coerenza. Tutto ciò non dovrebbe minimamente influire sulla concezione del matrimonio civile”
Come partenza non c’è male, in quanto a equivoci e pasticci. Primo errore: in natura c’è tutto e il contrario di tutto, ci sono anche famiglie stabili, fondamentalmente eterosessuali, ci sono matrimoni, certo senza prete o ufficiale di stato civile ma non per questo meno saldi, monogamici, romantici e duraturi, si pensi agli albatri, ai pinguini, alle averle di macchia del genere Laniarius, certo ci sono anche molti altri tipi di rapporti, tutti quelli che si possono immaginare, compresi quelli omosessuali e, nel caso di alcune specie, per esempio alcune lucertole partenogenetiche, anche rapporti omosessuali adattativi in quanto facilitanti l’ovulazione. I biologi rispettano la natura, naturalmente, ma sanno anche che la natura non può essere usata come riferimento per l’etica umana che da essa deve necessariamente prescindere. Quanto all’“ordine naturale creato da dio” (con la d minuscola), questa frase è semplicemente priva di senso nel suo contesto. Non è corretto, infatti, mescolare realtà naturali concrete con pregiudizi umani di tipo religioso in un discorso tendente a stabilire l’opportunità e anzi la liceità di un determinato comportamento sociale. Solo dopo che il biologo sarà riuscito a spiegare di che cosa si sta parlando, solo allora filosofi e sociologi avranno il diritto di discettare, entro i limiti della realtà biologica e non al di fuori di essa, come troppo spesso hanno fatto i solitari pensatori intrisi di umanismo di questo sfortunato paese.
Il libro della Vassallo, edito dalla Laterza, è già alla prima ristampa. Buon per l’autrice che, secondo Delia Vaccarello, “pezzo per pezzo, con uno stile agile e un tono appassionato, indaga e smonta stereotipi, pregiudizi, concezioni fallaci, idee di maggioranza contro le nozze gay facendo leva sulle controprove sociologiche e filosofiche”. Davvero un peccato, tuttavia, che non abbia appoggiato le sue controprove sociologiche e filosofiche sulle conoscenze biologiche già oggi disponibili. Perché forse, se lo avesse fatto con animo scevro da pregiudizi di qualsiasi sorta, si sarebbe anche resa conto di essersi lanciata su un terreno ideologico tanto insidioso da intrappolarla in una nuova fallacità. Certo, per chi conosce un minimo le basi biologiche del comportamento sessuale l’idea del matrimonio omosessuale non è anatema e certamente non ha alcun senso definirla “contro natura”, come fanno erroneamente alcune religioni, i cui errori e pregiudizi sono tuttavia assai più estesi e più gravi di quanto la Vassallo non lasci pensare. Del resto, la personale ossessione della professoressa di filosofia su questo particolare argomento si rivela anche nella sua decisa asserzione preliminare: “Chi pubblicamente, privatamente o nascostamente, osteggia l’omosessualità e il matrimonio tra persone del medesimo sesso dà prova, non solo di irrazionalità, ma di vera e propria barbarie”.
Sbagliato, professoressa e anche palesemente irragionevole, non sprechiamo le parole grosse, barbarie è ben altro, barbarie è la disinformazione mediatica cosciente, barbarie è la guerra di conquista, barbarie è la oppressione economica, la violenza fisica. Chi osteggia l’omosessualità dà prova soltanto di ignoranza, di grossolano pregiudizio basato su ignoranza nemmeno tanto colpevole su un argomento che solo recentemente si sta incominciando a chiarire e che comunque non ha affatto bisogno di difensori impegnati a tentare di sostituire una vecchia ignoranza basata su vecchi pregiudizi con una nuova ignoranza basata – questa sì – su nuovi pregiudizi e nuove fisime.

Renato Massa

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