OMOSESSUALI, QUELLO CHE POCHI SANNO E COMUNQUE NESSUNO DICE

Prendo il coraggio a due mani e affronto il difficile argomento dei gay, spinto da continui commenti che ritengo non pertinenti e derivanti essenzialmente da cattiva informazione.

Già dagli anni settanta è ben noto che le connessioni neurali nel ratto sono diverse nei due sessi e che da questa diversità dipende il comportamento sessuale femminile o maschile. Pure ben noto era che le connessioni di base sono quelle di tipo femminile mentre quelle di tipo maschile si instaurano a seguito dell’azione di ormoni sessuali già circolanti in basse concentrazioni nel periodo immediatamente post-natale. Se un ratto maschio appena nato viene castrato, la differenziazione del cervello non può avere luogo e quindi il cervello e il relativo comportamento sessuale allo stato adulto rimangono definitivamente di tipo femminile. Per contro, se una ratta femmina appena nata viene trattata con testosterone, il suo cervello viene definitivamente “mascolinizzato” e il suo comportamento in età adulta sarà di tipo maschile. Questi cambiamenti, che nel ratto hanno luogo solo entro i primi quattro giorni dopo la nascita, sono irreversibili. Inoltre, è anche evidente che essi non hanno alcuna base genetica e quindi non possono essere soggetti a selezione naturale.

Il fenomeno è stato ampiamente studiato nel ratto mentre nell’uomo è noto soltanto a spizzichi e bocconi, da alcuni casi clinici. Si sa che nella nostra specie, a differenza del ratto, la differenziazione sessuale del cervello ha luogo addirittura prima della nascita ed è parimenti irreversibile e non basata geneticamente. Negli anni settanta lavorai su questo tema con il prof. Jacques Balthazart che, molti anni dopo, pubblicò un ottimo libro sul tema in oggetto, libro che consiglio senz’altro a chiunque si voglia formare un’idea precisa sull’argomento.

 

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In conclusione, omosessuali si nasce e non si sceglie di esserlo, e tali si nasce non per cause genetiche ma per un particolare evento ormonale del tutto casuale che può avvenire nel corso della gravidanza. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1990, sulla base di queste nuove conoscenze, cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie, riconoscendo che si tratta di “una deviazione epigenetica che non è né ereditaria né trasmissibile, ne curabile e pertanto non rientra nelle caratteristiche di malattia”. Inoltre, l’OMS non ha voluto nemmeno sostenere che si tratti di un handicap, limitandosi ad affermare che si tratta di “una variazione naturale del comportamento sessuale”. Questa affermazione ha indubbiamente senso perché non si può negare che un livello eccessivo o troppo basso di ormoni possa anche essere un evento naturale, però è anche vero che non tutti gli eventi naturali sono necessariamente desiderabili o anche solo adattativi. Indubbiamente, questo non è un evento adattativo dal punto di vista evolutivo perché nessuno si può riprodurre formando una coppia con un altro individuo dello stesso sesso. Che invece sia una condizione desiderabile o no, si tratta forse di una questione oziosa che può soltanto produrre opinioni strettamente personali. Qualcuno potrà ritenere che lo sia, qualcun altro no, ed entrambe le opinioni dovrebbero essere rispettate, non essendo basate su dati oggettivi ma solo su sensazioni personali. Questo è il primo punto che mi pare necessario sottolineare con forza.

 

Vi sono conseguenze logiche di queste acquisizioni scientifiche che hanno ormai quasi mezzo secolo e che sono state riconosciute dall’OMS già da un quarto di secolo:

 

  1. In primo luogo, va riconosciuto che la condizione omosessuale è naturale e non deriva da scelte “sbagliate” che nessuno farebbe se non vi fosse spinto dalla sua intrinseca personalità ormonale. Si tratta quindi di una condizione da rispettare e tutelare, accettando che le coppie dello stesso sesso godano degli stessi diritti di base delle coppie eterosessuali, parlo soprattutto di diritti riguardanti il patrimonio e l’assistenza medica e pensionistica.
  2. Ciò non significa, peraltro, che le coppie omosessuali possano pretendere ipso facto l’approvazione pastorale da parte delle confessioni religiose il cui insegnamento tradizionale deriva chiaramente da pregiudizi storici ma non è agevolmente modificabile, o anche l’approvazione incondizionata da parte di un vasto ed eterogeneo popolo eterosessuale a sua volta oberato da pregiudizi antiscientifici e comunque da consolidate convinzioni culturali, giuste o sbagliate che siano, ma difficili da sradicare senza un’azione di acculturazione non superficiale. Non è nemmeno opportuno, a mio parere, che si mettano in mostra indossando abiti strani o baciandosi sulla bocca in pubblico, cosa che nemmeno gli eterosessuali di buon gusto, a mio parere, dovrebbero fare. Una cosa sono i diritti, un’altra sono le esagerazioni che in genere non sono gradite. Personalmente, ho idee politiche molto precise ma evito di esprimerle andando in giro ogni giorno per le strade in veste di uomo-sandwich.
  3.  Diritti non significano, a mio modo di vedere, che le coppie omosessuali debbano invocare ipso facto il diritto di adottare bambini. Tale pretesa, a mio parere, è opinabile non solo perché qualsiasi diritto teorico è condizionato dalla possibilità reale di esercitarlo (per esempio, alla mia età, pur avendo moglie, la legge mi impedirebbe molto probabilmente di esercitare un tale diritto), ma anche perché l’interesse psicologico dell’adottato dovrebbe essere sempre messo davanti a quello dell’adottante e non mi pare per nulla dimostrato in modo soddisfacente che un bambino eterosessuale non possa rimanere alquanto confuso venendo allevato ed educato da una coppia di omosessuali fermamente convinti che la condizione omo o etero sia perfettamente equivalente.

 

Dunque, la questione è abbastanza complessa e in Italia non può certo essere risolta con la trascrizione pura e semplice di matrimoni omosessuali celebrati all’estero, evidentemente illegale in assenza di una legge nazionale che ordini la materia, oppure con campagne contro la cosiddetta omofobia, che poi è una brutta parola per indicare soltanto ignoranza. Se cultura deve essere, allora che sia cultura in senso ampio e non soltanto per tentare di capire a metà una specifica questione che, nel passato, è stata oggetto di credenze molto sbagliate. Mi pare evidente, peraltro, che l’auspicato matrimonio omosessuale sia anche la chiave di volta per l’adozione di bambini e dunque mi pare opportuno che entrambe le questioni – che lo si voglia o no – vadano affrontate insieme con saggezza ed equilibrio, senza forzature ideologiche o lobbistiche e senza fughe in avanti. In altre parole, i diritti sono sacrosanti ma occorre che vengano necessariamente limitati dai diritti degli altri. Secondo i censimenti più accreditati, gli omosessuali rappresentano circa il 4% della popolazione. Ripeto che meritano il massimo rispetto ma penso anche che non possano pretendere che la legislazione sia prodotta e tagliata su misura soltanto per le loro esigenze psicologiche.

 

Renato Massa

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