BAMBINA SBRANATA DAL PASTORE TEDESCO DI CASA: COMMENTI

La vicenda della bambina di sette anni uccisa dal pastore tedesco di casa necessita di opportuni commenti. Tutti i cani, come del resto tutti gli esseri umani, sono potenzialmente pericolosi, non perché siano “cattivi” ma perché possono essere indotti a diventarlo a causa di comportamenti sbagliati di chi sta loro intorno. Proclamare solennemente, come hanno fatto tempo fa alcuni veterinari, che “non esistono cani pericolosi” è semplicemente irresponsabile, specialmente se poi si aggiunge che “possono diventarlo soltanto a causa di errati comportamenti umani”. Come dire che non esistono delinquenti ma che qualcuno può diventare ladro e/o assassino a causa di errati stimoli che gli giungono dalla società.

Tra i numerosi proprietari di cani e gatti esistono certamente persone responsabili e competenti, che si rendono ben conto dei modi in cui i loro animali debbono essere trattati affinché siano sereni e possano donare il massimo di serenità a chi sta loro intorno. Purtroppo, però, esistono anche molti incompetenti e irresponsabili che ritengono che il loro animale sia una sorta di giocattolo che può essere confinato a una catena o in un angusto recinto e che magari, quando uno ne ha abbastanza, possa essere semplicemente abbandonato al margine di un’autostrada. Un cane è un animale intelligente e sensibile che, se viene confinato in un recinto alla nascita di una bambina, può sviluppare nei suoi confronti un odio feroce che alla fine può esplodere in violenza. Questo non vuol dire che il colpevole sia il povero animale ma nemmeno che sia ammissibile affidare una simile potenziale macchina di morte al primo che passa per il solo fatto che gli sembra divertente possedere un pastore tedesco o un pitbull o perché gli sembra bello salvare un cane da un canile o perché la pubblicità dilagante del cibo per cani e gatti lo ha convinto della validità di un hobby di carattere zoofilo o animalista. Oltre a tutti i danni potenzialmente arrecabili dai cani, vi sono anche quelli dei gatti. In effetti, diversi studi realizzati in Inghilterra, Nord America e Australia dimostrano infatti che l’ 85-91% dei gatti domestici caccia attivamente la piccola fauna selvatica. A parte i topi e gli uccelli, i gatti uccidono anche molte lucertole, ramarri, e serpentelli contribuendo non poco alla generale rarefazione di questi piccoli e bellissimi animali. Tutto ciò era ben noto da molto tempo, tanto che i gatti vaganti fuori dall’abitato, fino al 1991 (anno di approvazione della legge 281), erano considerati animali nocivi sui quali era lecito senz’altro sparare. Purtroppo, la legislazione successiva ha voluto tenere conto soltanto di opinioni di parte e, pur di proteggere i gatti vaganti, ha condannato a morte migliaia di piccoli animali selvatici che dai gatti vaganti ogni giorno vengono uccisi. Secondo i diversi studi, ogni gatto lasciato libero di gironzolare per il terrazzo, giardino, balcone o campagna, uccide almeno 16 prede selvatiche ogni anno: il 69% sono mammiferi, il 24% uccelli, il 4% anfibi e il restante 3% saranno rettili, pesci e insetti. Poiché in Italia risultano censiti 7.400.000 gatti, è facile calcolare che se il 90% di questi animali caccia 16 prede selvatiche all’anno, di cui 3,8 uccelli, ogni anno, in Italia, si perderanno più di ventisei milioni di uccelli, per non parlare dei rettili come il ramarro che infatti, in questo ultimo ventennio, ha subito una pesantissima e, solo a prima vista, incomprensibile rarefazione. E non vale obiettare che il gatto è un predatore naturale e che non può danneggiare seriamente le specie di animali che caccia da milioni di anni. Purtroppo, infatti, il gatto domestico ha ormai ben poco di naturale, ecologicamente parlando, dato che, ormai non è più sottoposto alla mortalità naturale dovuta a malattie, godendo di assistenza veterinaria, non deve competere per il cibo dato che è nutrito dal padrone, non è più costretto dai concorrenti in un territorio determinato come il gatto selvatico, con la conseguenza di poter raggiungere densità di popolazione anche centinaia di volta superiori (44 individui per chilometro quadrato contro 0,1-2 registrate per il gatto selvatico). Se a tutto ciò si aggiunge che i gatti domestici continuano ad aumentare di numero con l’aumento della urbanizzazione mentre i piccoli animali selvatici sono sospinti in spazi sempre più marginali, si capisce per quale motivo si sia arrivati all’assurdità di una strage complessiva di ben 110 milioni di topolini, lucertole, ramarri, orbettini, uccelli e quant’altro nella sola Italia! A tutto ciò si aggiunga il fatto che i mangimi per gatti, oggi prodotti in enorme quantità, vengono spesso preparati con pesce non adatto all’alimentazione umana che in precedenza, non avendo un mercato, non veniva affatto pescato e serviva per alimentare migliaia di stupendi uccelli marini. Paradossalmente, oggi, anche le popolazioni di questi, non direttamente uccisi dai gatti, diminuiscono per mancanza di cibo per fare invece aumentare di numero i killer di piccoli uccelli e rettili. Tutto questo discorso può anche dispiacere a qualcuno, e non fa certamente piacere neppure a chi scrive, ma purtroppo è la verità e non sempre la verità corrisponde a ciò che ci fa più piacere. Una soluzione incruenta comunque esiste ed è quella di prevedere un patentino per chiunque abbia intenzione di tenere animali, che siano cani, potenzialmente pericolosi per chi non li rispetta, o gatti, potenzialmente nocivi al patrimonio faunistico, o uccelli, non potenzialmente pericolosi per nessuno ma meritevoli di un trattamento adeguato alle loro esigenze fisiche e psicologiche da parte dell’allevatore e anche del semplice appassionato.

Renato Massa

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