LA TRISTE VICENDA DELL’ORSA DANIZA

Due parole mi sembrano necessarie sulla triste vicenda dell’orsa Daniza che è stata commentata in tutti i modi possibili. Del resto non dicevano già i latini: “Tot capita, tot sententia?” Per evitare di aggiungere un’ennesima opinione strettamente personale a un coro stonato, cercherò di attenermi a un discorso strettamente tecnico, da naturalista, zoologo, conservazionista e divulgatore scientifico.

Come è noto, la cattura dell’orsa è stata decisa dalla amministrazione regionale in seguito all’aggressione a un cercatore di funghi che si era troppo avvicinato ai cuccioli che alla madre si accompagnavano. La “vittima” se l’è comunque cavata con pochi graffi e l’Istituto Scientifico per la Ricerca Ambientale (ISPRA) interpellato sul da farsi ha sentenziato che il comportamento dell’orsa non poteva essere considerato come anomalo in quanto era teso unicamente alla difesa dei cuccioli. Della stessa opinione, una volta tanto, erano non soltanto gli animalisti della LAV, LAC e altre simili associazioni ma anche le associazioni ambientaliste tipo WWF e i maggiori esperti italiani. Tutti suggerivano di lasciare in pace l’orsa che, in fin dei conti, non era affatto un soggetto anomalo e pericoloso, ma una normalissima madre. Chiunque abbia un minimo di familiarità con gli animali sa benissimo che è necessario evitare persino di mettere la mano in un nido di cocorite con i pulcini se non si vuole subire qualche dolorosa beccata.

Nonostante la concorde opinione di animalisti, conservazionisti ed esperti, l’amministrazione regionale ha comunque deciso di catturare l’orsa per farne non si sa bene cosa, forse mantenerla a vita in cattività o forse rispedirla in Slovenia da dove era arrivata. Sì, perché la popolazione di orsi del Trentino, una ventina di anni fa era ridotta e meno di dieci esemplari e per questo motivo il Parco Naturale dell’Adamello Brenta, la provincia di Trento e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (oggi ISPRA) promossero nel 1996 un progetto di ripopolamento (non si può parlare di vera e propria reintroduzione se la specie non è ancora estinta) che fu iniziato effettivamente nel 1999, dopo avere effettuato uno studio di fattibilità – che individuò un’area idonea di circa 1700 km2 – e anche un sondaggio di opinione telefonico su un campione di 1500 persone che diede il sorprendente risultato positivo del 70% di sì, percentuale che saliva addirittura all’80% quando si assicurava la volontà di mettere in atto misure idonee alla prevenzione di possibili danni. Dunque, tra il 1999 e il 2002 furono liberati in tutto dieci orsi provenienti dalla Slovenia sempre dotati di radiocollare per poterne seguire le vicende. Il progetto ha avuto un notevole successo in primo luogo perché gli orsi sloveni si sono bene adattati al loro nuovo areale, in secondo luogo perché, inaspettatamente, altri orsi sono ricomparsi spontaneamente in Trentino, evidentemente in seguito alla naturale espansione di altre popolazioni verso l’Italia. Attualmente, il totale degli orsi in Trentino è salito a una cinquantina di individui e l’area di distribuzione si è espansa anche al di fuori di quella originariamente dedicata alla specie. Per chi fosse interessato ai dettagli del progetto aggiungo che i suoi dettagli sono reperibili in una pubblicazione del Parco facilmente scaricabile: Documenti del Parco n.18 – L’impegno del Parco per l’orso: il Progetto Life Ursus (.pdf 10.6 Mb).

Ciò detto, si può facilmente arguire l’assurdità della decisione della amministrazione provinciale del Trentino che, dopo avere collaborato al progetto di reintroduzione, dopo essere stata messa al corrente dei problemi ad esso necessariamente connessi, alla prima modesta difficoltà getta tutto all’aria e decide di non seguire affatto le indicazioni tecniche dei suoi partner ormai quasi ventennali. Il fatto che l’orsa Daniza sia morta durante il tentativo di cattura è solo una modesta aggravante di tipo prevalentemente mediatico che sottolinea la superficialità e la rozzezza delle decisioni dei politici prima ancora delle carenze dei tecnici. Decidere di togliere di mezzo quell’orso era assurdo perché non si trattava affatto di un soggetto problematico, perché aveva anche due cuccioli e perché, dopo l’incidente, si era molto allontanato dal luogo dello sfortunato incontro con il fungaiolo che evidentemente l’aveva stressato non meno di quanto questi non fosse stato stressato dall’orsa. Perciò, questa mortale cattura non aveva alcun senso a meno che non fosse la prima mossa di un progettato sterminio segreto dell’intera popolazione di cinquanta orsi trentini. Ognuno di quei cinquanta orsi potrebbe infatti diventare un potenziale pericolo se avesse con sé uno o più cuccioli e se questi fossero avvicinati dal mentecatto di turno in cerca di funghi, violette o nuove emozioni. Ne abbiamo abbastanza di politici che non sanno quello che fanno e che si preoccupano solo delle loro possibili responsabilità o del giudizio di gente che non capisce niente dei temi che affrontano. Non si tratta solo della vita di un’orsa e del destino di due cuccioli orfani, si tratta della nostra vita e del futuro dei nostri figli e nipoti. Per questo crediamo che il signor Ugo Rossi, presidente della provincia autonoma di Trento sia uno dei politici che hanno sbagliato tanto gravemente da rendere doverose le loro dimissioni.

Renato Massa

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