ECOLOGIA ED ECONOMIA LYSENKIANE

Nel secolo ventesimo, il genetista di stato sovietico Lysenko dimostrò senza volerlo che razza di disastri sono possibili quando si lega l’economia alle ideologie invece che all’ecologia. Un altro ottimo esempio attuale di disastroso fallimento economico e politico legato alla scarsa conoscenza della ecologia è rappresentato dalla cosiddetta crisi economico-finanziaria del mondo occidentale, che è scoppiata e si è man mano complicata nel contesto di una ferma convinzione della maggioranza degli economisti, quelli del cosiddetto Washington consensus: la necessità di un non-intervento dello Stato nella complessa ragnatela dei rapporti economici che si sviluppano in quello che essi definiscono un “libero mercato”, nella ferma convinzione che tale ragnatela sia paragonabile a un ecosistema biologico che infine deve trovare da sé il suo equilibrio senza bisogno di interventi esterni. Questa è la ormai famosa “mano invisibile” di Adam Smith che gli economisti occidentali si sono affannati per molti anni a citare con una insistenza che, nella drammatica fase attuale, mi ricorda ormai proprio la genetica di Lysenko nell’Unione Sovietica del primo ventesimo secolo.

Pur non intendendo di certo negare la validità del confronto tra sistemi economici e sistemi ecologici vorrei tuttavia far notare la mancanza di una reale comprensione della dinamica degli ecosistemi biologici da parte degli economisti cosiddetti neo-liberisti. Infatti, se è vero che gli ecosistemi possono raggiungere uno stato di meta-equilibrio (cioè di equilibrio metastabile, comunque sempre soggetto a essere modificato da occasionali, inevitabili disturbi), è anche vero che tale precario equilibrio può richiedere tempi molto lunghi per essere raggiunto e comunque comporta sempre il sacrificio di un gran numero di popolazioni che semplicemente finiscono per estinguersi non riuscendo a competere efficacemente per una nicchia ecologica nel corso degli avvenimenti storici che si verificano. Un tale fenomeno, in campo economico, è ora sotto gli occhi di tutti nella forma di un migliaio di esercizi commerciali che chiudono ogni settimana in Italia. Chi non lo ha previsto (o forse ha fatto finta di non prevederlo) ha costruito soltanto una pseudo-scienza, senza conoscere i necessari fatti di base. Oppure, se lo avesse previsto, cosa si dovrebbe pensare di tali economisti fautori di un darwinismo sociale a scoppio ritardato? Darwinismo sociale che, oltre tutto, favorisce come più adatti soltanto quelli meglio forniti di danaro.

Tuttavia, c’è ancora di più: i moderni ecologi hanno anche accertato che le condizioni all’equilibrio finale non sono in alcun modo prevedibili e che dipendono in larga misura dalle condizioni iniziali e dalle vicende storiche al contorno, compresi gli inevitabili e ricorrenti disturbi che non possono essere evitati né previsti in alcun modo.

In effetti, il confronto tra comunità ecologiche e comunità economiche implica il confronto tra popolazioni naturali di organismi viventi e popolazioni di diversi tipi di aziende piccole e grandi, multinazionali etc. In ecologia, come in economia, il risultato finale delle interazioni all’interno di una comunità non è prevedibile nel dettaglio ma ciò che, in linea di massima, può essere previsto è la progressiva scomparsa di un notevole numero di “specie aziendali” che non riescono a trovare un’adeguata nicchia ecologica nelle nuove condizioni. Tale scomparsa può divenire massiccia e drammatica nel caso in cui l’ecosistema venga invaso da una specie aliena a ecologia generalista, un caso che, passando dall’ecologia all’economia, pare fatto su misura per descrivere l’irruzione di multinazionali a vocazione finanziaria in un mercato tradizionalmente suddiviso in piccole nicchie specialistiche occupate da piccole e medie aziende specializzate, destinate a subire l’estinzione, peraltro senza che lo spazio da esse lasciato possa essere adeguatamente riempito dai giganti finanziari che le divorano. Insomma, un gran numero di sofferenze umane si sarebbero potute evitare se soltanto i politici che hanno concesso briglie sciolte ai finanz-capitalisti avessero studiato un po’ di sana biologia in un buon liceo scientifico e poi avessero messo in atto qualche intelligente riflessione. Le risorse sono potere e quindi la democrazia – potere del popolo – può unicamente essere realizzata per mezzo di un’equa suddivisione delle risorse.

Renato Massa

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