ANIMALISMO ESTREMISTA: UNA PATOLOGIA SOCIALE

L’ultima trovata è stata quella di aggredire alcuni pescatori sulla riva del fiume Adda, “liberare” i pesci catturati (non so se ancora vivi) e, dulcis in fundo, liberare anche i vermetti destinati a fare da esca perché, a ben guardare, hanno anche loro il “diritto di vivere”, proprio come noi e come i pesci, a questo porta il concetto dell’uguaglianza delle diverse specie. Dico l’ultima perché molte altre sono state messe in atto nei mesi e negli anni scorsi dagli attivisti dell’ALF (Animal Liberation Front), ormai da oltre trent’anni: assalti a laboratori scientifici con liberazione di cavie, incendi dolosi e atti vandalici in allevamenti di visoni, di polli, di maiali e altre simili azioni per un totale di una sessantina di simili imprese ufficialmente registrate nella cronaca nel mondo occidentale, ma in realtà certamente molte di più, con danni economici e sociali rilevanti.

Si tratta di un’autentica patologia sociale, da qualunque punto di vista la si voglia considerare, (a) quello degli adepti, (b) quello dei filosofi di base, (c) quello dei dirigenti delle associazioni di categoria, (c) quello delle conseguenze sociali di queste azioni e di questo modo di pensare nei loro diversi risvolti.

Gli adepti – dobbiamo dirlo con chiarezza – sono essenzialmente persone psicopatiche che godono dell’idea di diventare testimoni di una battaglia che considerano di assoluta avanguardia, più avanzata e più egualitaria dell’abolizione dello schiavismo o della battaglia delle suffragette per il voto alle donne di un secolo fa. Non sono dotati di istruzione scientifica, neppure della più elementare, talvolta sono coerentemente vegetariani o vegani, altre volte no. Non esiste alcuna possibilità di dialogare con queste persone perché si sentono portatori di verità profonde e talvolta sono anche denutriti e fisicamente provati a causa delle loro diete.

I filosofi – me lo si lasci dire avendo io letto il libro di Tom Regan “The case of animal rights” sono semplicemente cattivi maestri, privi delle più elementari nozioni di ecologia e di biologia generale, probabilmente desiderosi di una facile fama e inconsapevoli di una profonda contraddizione del proprio pensiero: da un lato, infatti, predicano l’uguaglianza morale di tutte le specie, dall’altro sono intimamente convinti che la nostra specie abbia doveri di solidarietà interspecifica che non competono, per esempio, a un gatto o a un orso. Chi potrebbe pretendere correttezza politica da uno sparviero o uno sciacallo? Agli esseri umani, invece, e solo ad essi competerebbe il dovere morale di superare la propria natura di base onnivora e ancora di più.

I dirigenti delle associazioni sono essenzialmente cinici furbastri, tanto abili da riuscire a raccogliere fondi in milioni di euro e da essere anche riusciti a piazzarsi in posizioni chiave, grazie a convenzioni con enti statali tanto poco dotati di competenze scientifiche da non riuscire a distinguere la differenza tra un medico e un cartomante e neppure tra una associazione seria e una di cioccolatai. Da anni, infatti, per ragioni a me poco comprensibili, questi individui godono dell’appoggio di giornalisti di quotidiani, settimanali, RAI etc. Non posso, in questa sede, raccontare episodi singoli che sono numerosi e spesso incredibili e vergognosi, mi limiterò ad affermare che il predominio di questi sabotatori è stato pressoché totale fino a pochissimo tempo fa.

Le conseguenze sociali di questa situazione sono davvero devastanti. La più seria di tutte consiste nel fatto che il pasticcio animalista distrae il pubblico ignaro dagli autentici problemi che affliggono la fauna nel mondo. Mentre in Africa e in Asia vi sono aree protette di primaria importanza che mancano delle risorse essenziali per il proprio futuro, mentre non si sa come fare per proteggere efficacemente gli ultimi gorilla in Uganda o gli ultimi oranghi nel Borneo, in Italia si spendono allegramente milioni per moltiplicare l’assistenza a cani e gatti randagi che, quando non se ne vanno in giro per i boschi ad ammazzare migliaia di animaletti selvatici, languiscono in “rifugi” che altro non sono se non costosi ergastoli tenuti in piedi con generosi contributi pubblici e non aventi nessun altro scopo se non ingrassare le già ricche casse di alcune associazioni irresponsabili, dato che di cani e gatti non c’è certo ulteriore bisogno, essendo già disponibili in milioni di esemplari. Dico e ripeto “irresponsabili” perché non soltanto questa gente combatte una irresponsabile battaglia contro la ricerca medica ma si oppone anche alla eradicazione di pericolose specie esotiche invadenti come la nutria, lo scoiattolo grigio della Carolina o la tartaruga americana dalle orecchie rosse che hanno già arrecato enormi danni alla nostra fauna autoctona. Aggiungo che si tratta anche di gente opportunista che cerca di cavalcare l’onda della disinformazione da essi stessi messa in atto. Basti pensare al Movimento 5 stelle che, notando l’onda anomala animalista, ha cercato insistentemente di cavalcarla con iniziative disgustose come la lettera al sindaco di Sarzana richiedente di dichiarare persona non gradita il prof. Silvio Garattini, illustre studioso che doveva tenere in città una conferenza sull’invecchiamento delle cellule nervose, oppure la lettera di moltissimi deputati del movimento suddetto al rettore dell’università di Modena richiedente di interrompere le ricerche ivi in corso sul sistema nervoso dei macachi. Questo è il medioevo di ritorno nel terzo millennio e come tale dovrebbe essere trattato

Renato Massa

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45 pensieri su “ANIMALISMO ESTREMISTA: UNA PATOLOGIA SOCIALE

  1. Sono d’accordo con l’articolo, ma ritengo, come spesso accade, che la sua posizione sia troppo pragmatica e pacata.
    La storia ci insegna che senza il coraggio e l’incoscienza degli estremisti nessuna lotta avrebbe mai portato ai risultati voluti, sperati o quantomeno accettati dalle masse. Senza le femministe incallite (e certamente acide) ora le donne neanche avrebbero il voto, senza il sacrificio (e la boriosa vanità) dei gay oggi gli omosessuali sarebbero in prigione o curati con l’elettroshock. E senza il movimento antipellicce (con le loro uova marce) e anticaccia (con le tante scelta discutibili) in Italia avremmo ancora sfilate di signore in ermellino selvatico o in leopardo e 1.700.000 cacciatori che sparano a qualsiasi cosa che si muova, compresi i migratori sullo stretto di Messina (che ci sono ancora).
    Quindi, anche se a tutte le persone moderate, seppur con cognizione di causa, fanno orrore gli estremisti spesso ignoranti e orientati da bieca passione, trovo ch sia ampiamente morale adattarsi e conviverci, perché sarebbe ingiusto annientarli dopo che hanno smosso acque e coscienze anche per noi che così spesso stiamo solo a guardare senza il coraggio di agire.

    • Non mi pare che il suo scritto sia privo di valore. Vero è che gli estremismi possono anche svolgere un ruolo nelle società codine ma qui c’è anche peggio, ci sono obiettivi sbagliati. Per quanto riguarda i gay, forse hanno giovato di più le ricerche biologiche che hanno accertato che non si tratta di una sindrome reversibile e che quindi era opportuno comportarsi in modo pragmatico. La passione va bene, anche quella per i gatti, purché non porti a risultati opposti a quelli immaginati, ma ben prevedibili da parte di persone bene informate

    • Caro Lorenzo, grazie x quanto hai scritto e x il modo in cui hai esposto le tue riflessioni in merito ad un argomento così controverso. In poche righe hai centrato perfettamente il senso della questione, con obiettività, capacità critica e di analisi, riuscendo ad avere una visione più ampia, che sa spingersi sopra e oltre le parti…

  2. Secondo il nostro modesto punto di vista, a prescindere dal contesto in cui ci si esprime, definire psicopatiche una categoria e/o un gruppo di persone senza conoscerle singolarmente, denuncia, per usare un eufemismo una forte prevenzione culturale non tanto verso quelle persone, ma quanto sulle problematiche morali, sociali, economiche che lr loro azioni (talvolta estremistiche) sollevano. E’ disdicevole attaccare sottoforma di affermazioni pseudoscientifiche tutte le posizioni che non si condividono.

    • Non sono uno psichiatra e forse non uso nel modo più preciso il termine “psicopatico”, però giudico molto negativamente i gruppi estremisti che si allontanano dalla normale ecologia della nostra specie e che usano mezzi illegali, violenti e ingannevoli per cercare di diffondere le loro convinzioni di minoranza che io considero profondamente erronee.

      • Coloro che vanno a liberare animali da laboratorio o da allevamento non lo fanno sempre per i “liberati”. C’è di mezzo anche l’ego. Il volere fare qualcosa di “eroico”. Hanno le loro convinzioni e pensano di potere trascendere nell’illegalità. E’ vero che certe battaglie civili senza un po’ di estremismo non sarebbero approdate a nulla. Credo sia diverso invece l’andare a liberare animali (non autoctoni, come le nutrie) che poi vanno a “infestare” gli habitat naturali locali. Se liberi un animale, poi ti occupi di che fine fa, e non solo ti preoccupi di quanto danno economico arrechi all’allevatore e dell’impatto mediatico che vuoi attrarre.

    • Cara Paola condivido quanto da lei affermato,del resto essendo cacciatore sono stato disdicevolmente tacciato di insulti di ogni tipo da coloro che lei vorrebbe difendere………ci vorrebbe più educazione e meno estremismo ,di qualsiasi specie!!!
      La buona fede di chi scrive poi non guasterebbe affatto!!!

    • Neanch’io conosco nessun terrorista dell’Isis, però posso affermare, senza tema di smentita che sono dei fanàtici criminali. Discorso sìmile vale per quel tipo di “animalisti”: quelli sono degli psicopàtici, poiché il loro comportamento fa già da diàgnosi. Perché non fondare, allora, la Lega per la salvaguardia del topo da fogna, della zecca, del pidocchio, della pulce, della cìmice,dell’àcaro della pólvere, ecc.?

    • Semplicemente amano gli animali e l articolo cosi come scritto non merita la benché minima attenzione ci sono fior di persone colte che sono sicura straccerebbero l’articolo con il semplice pensiero non merita attenzione per essere cortesi e non trascendere

      • Per essere cortesi e non trascendere, l’unica cosa che si può affermare è che lei non abbia letto l’articolo. Altrimenti, bisogna pensare che lo abbia letto troppo distrattamente per capire qualcosa. Mi guarderei bene dallo stracciare la sua risposta perché vorrei capire da dove può sorgere una tale ostinazione senza costrutto.

  3. Come nel primo commento sono anche io dell’opinione che un certo estremismo iniziale può essere un vero stimolo sincero per cause giuste. Il dramma sta nel non comprendere in via pragmatica quelli che poi devono essere i passi successivi che deve compiere chi queste battaglie le fa. Passi più moderati e onesti intellettualmente. Questo vale per l’animalismo, il femminismo, la rivendicazione dei diritti gay etc…

    ll rischio concreto è quello che poi dalle giuste battaglie si passi a dannose rappresaglie. E di conseguenza è difficile non dare un giudizio complessivo negativo a un mondo che, anche quando è in buona fede, non riesce a sdoganarsi da una radicalità insensata e priva di qualsiasi fondamento.

    Se è vero che si rischia di fare di tutta l’erba un fascio o semplicemente di ergersi all’opposto lato della medesima medaglia, è vero anche che risulta difficile scrostare molta ignoranza, pregiudizi, ideologia, moralismo e sentimentalismo.

    • C’è solo un problema in tutto ciò che dite (come te anche lorenzo marchetti), questo è che considerate le cause di questi “animalari” giuste, quando così chiaramente non sono. Perchè questi non possono venirmi a dire cosa devo mangiare, che hobby o che sport posso praticare e ancor di meno se la sperimentazione animale serva o no quando le loro conoscenze scientifiche si fermano alla differenza tra maschio e femmina.
      E’ vero quando dici di non fare di tutta l’erba un fascio ma l’autore qui ha chiaramente descritto le categorie più evidenti che si trovano fra le fila degli animalisti.

  4. Tutta la mia solidarietà all’autore dell’articolo. E in bocca al lupo, perché rischia fisicamente. Gli animalisti sono dei violenti, verso gli altri e verso se stessi. Da medico, anche se non specialista, penso proprio che sia una patologia. Solo i vertici, probabilmente, sono ben sani e consapevoli di quello che fanno.

  5. Questi Ecoterroristi Vegani impongono la Loro “cultura”….io non lo faccio costringendo Loro a mangiare carne o a voler tenere un canarino in gabbia, andare a pesca/caccia come mangiare solo verdure. Già il semplice fatto di voler imporre a tutti i costi le loro condizioni di vita dice tutto. Se “forse” avessero realmente problemi seri questi figli di papà, e non quello solo di svegliarsi la mattina e trovare come disturbare la tranquillità altrui con le loro “azioni” da delinquenti . Andate nei Boschi, portate da mangiare agli animali a 2000 metri in quota dopo le nevicate, pulite i corsi d’acqua , ecc ecc…e rendetevi così Utili alla società SE amate così tanto gli animali !!! Liberare animali che sono nati in cattività è condannarli a morte certa, non in grado di procacciarsi il Cibo la quasi totalità di essi finisce per essere facile preda di altri animali o finire sotto le ruote di qualche macchina. Chissà poi, perché in certi Paesi dell’africa o dove non si sà se la sera si potrà almeno dormire su un letto di paglia dopo aver bevuto una brodaglia “certi” elementi non esistono.

  6. Il termine “psicopatici” assume senso nella misura in cui questi soggetti soffrono evidentemente dai loro atteggiamenti di comportamenti maniaco-compulsivi, manie di persecuzione e via dicendo. Basti pensare alle famose “lobbies” di cui tanto parlano -e di cui ogni ricercatore vorrebbe ironicamente far parte, in un certo senso, vivendo di stenti-, il metodo filo-nazista (non a caso) con cui classificano chi non la pensa come loro e la violenza verbale (e non) usata.
    Non mi sembrano comportamenti equilibrati portati avanti da persone razionali.

    Per il resto come non essere d’accordo al 101% con questo articolo. Per fortuna indirettamente nella maggior parte dei casi, ma purtroppo spesso, mi capita di avere a che fare con questi soggetti e non finiscono mai di sorprendermi. Per mancanza di contenuti, totale assenza di capacità lessicali e nella maggior parte dei casi un’inquietante (ribadisco) violenza -e poi fuga- di fronte a chi è in grado (perché semplicemente sa cosa vogliono dire paroline tipo “etologia”, “zoologia”, “ecologia” e quant’altro) di smontare ogni loro strampalata tesi.

    Ora mi chiedo, come si può nutrire una qualsivoglia empatia verso un essere vivente se, a monte, non esiste l’empatia verso la propria, di specie? E’ un’ipocrisia, così come ce ne potrebbero essere altre. Così come per gli esempi riportati proprio nell’articolo, in cui le vere problematiche vengono ignorate a favore di problemi non solo superflui, ma che anzi andrebbero affrontati “al contrario” per salvaguardare la “biodiversità” (altro termine ai più sconosciuto).

    Il rammarico è che come al solito una moda (perché di questo si tratta), politicizzata e a fini di lucro oltretutto, risulta essere più “potente” della via che dovrebbe essere percorsa per salvare il salvabile. Nella ricerca come in ogni altro settore toccato da questi signori.

  7. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno reagito positivamente al mio scritto. Proseguirò nel prossimo futuro cercando di approfondire i danni alla biodiversità di questi atteggiamenti

  8. Bravo, Renato.
    Apprezzo molto la tua denuncia accompagnata soprattutto dalla firma, bisogna smettere di aver timore. Poi molti non colgono che il titolo è provocatorio e sembra che non abbiano letto il resto.
    E’ un ottimo riassunto della situazione, purtroppo chi non c’è dentro e non ha imparato a masticare un po’ questi meccanismi può pensare che sia troppo assurdo per essere vero.

  9. Vivendo e lavorando a stretto contatto con animali, ho avuto modo di incontrare diversi animalisti “patologici” e mi sono reso conto che c’è uno stadio sucessivo ancor più degenerato e, a mio avviso, lapidariamente sintomatico di una percezione anomala della realtà, che consiste nel moralizzare gli stessi animali. Nella fatispecie, ho assistito spesso alle elucubrazioni vaneggianti di animalisti contrari addirittura alla predazione naturale; oppure altri che piangevano il proprio gatto (specie carnivora in senso stretto) che non era riuscito a metabolizzare la dieta vegana ed è morto di stenti.

    • L’interessante commento di Filippo coglie probabilmente l’essenza del fenomeno animalista, ritrovabile anche nel classico libro di Tom Regan “The case of animal rights”. Si tratta, in sostanza, di un tentativo di decisa negazione dell’ecologia e dei rapporti ecologici e della loro sostituzione con precetti morali prodotti da menti umane. Tutto ciò è idealistico nel senso filosofico del termine, si pretende che la mente umana determini la realtà invece di subirla, che la possa forgiare e modificare a proprio piacimento. Fin troppo evidente risulta che si tratta di un’illusione destinata a infrangersi contro la realtà del mondo della natura, e dunque ci si chiede come mai una tale illusione sia talmente pervasiva da infiltrarsi, perlomeno nelle forme più blande, anche nelle associazioni ambientaliste determinandone spesso la politica. Mi piacerebbe cercare di dare una risposta a questa domanda, di cercare di capire come mai la sorte di un gatto che vaga per i boschi ammazzando di nascosto ramarri e uccellini appena usciti dal nido, come mai la sorte delle specie esotiche introdotte che arrecano seri danni alla fauna autoctona commuovano il pubblico molto di più della distruzione delle foreste tropicali o delle nostre ultime zone umide con tutte le migliaia o i milioni dei loro bellissimi e rari abitanti. L’aspetto più orribile dell’idealismo reganiano è il danno che esso arreca alla biodiversità, distogliendo l’attenzione del pubblico e una grande quantità di risorse economiche dai temi più drammatici riguardanti l’ambiente e anche gli animali selvatici e dirottandoli verso il destino di animali domestici o infestanti che certamente meritano pietà e considerazione ma che non possono e non devono fungere da distrazione per fermare il movimento di conservazione della natura. Viviamo in un mondo in cui la gente sente più facilmente la mancanza nella scuola della storia dell’arte piuttosto che di una formazione scientifica di base e questo pone in grave pericolo il nostro futuro. Non possiamo e non dobbiamo essere di manica larga con l’animalismo estremista perché è soltanto un finto buonismo che ci porta alla rovina.

  10. concordo con articolo certi estremisti di animalisti o veghiani sono da patologia a limite delle pericolosità sociale. sono degli estremisti Talebani con cui no si puo avere un confronto

  11. Animalisti “adoratori di cani” e vegani “adoratori di zucchine” sono dei soggetti problematici verso i quali andrebbe intrapreso un serio programma di riabilitazione psichica e mentale. Essi riversano le loro profonde frustrazioni affettive e repressioni emotive sugli animali (esseri degni di rispetto e considerazione ma di un piano evolutivo inferiore) e li usano per attirare l’attenzione del prossimo, come feticcio affettivo o come strumento di offesa. Anni fa leggevo un documento (che non riesco a ritrovare in rete…), uno studio del Ministero della Sanità il quale affermava che in Italia si stimavano circa 10 milioni di adulti affetti da alterazioni psichiche, più o meno gravi. Sì, avete letto bene, dieci milioni! Aggiungendo il danno alla beffa, la politica sfrutta questa realtà per ottenere consensi: milioni di adulti psico-labili o ritardati che vanno a votare e fanno “opinione”…. Stiamo vivendo ormai in un clima di conflitto sociale permanente, condizione assolutamente inaccettabile a cui bisogna porre rimedio, affermando il principio che l’essere umano è fatto a immagine e somiglianza dell’Essere Supremo, qualunque esso sia.

    • Per quanto ci siano degli “animalisti”, forse non pochi, piuttosto problematici il ricorso alla psichiatria (la prigione farmacologica per le opinioni) non mi pare sia un buon viatico per una società matura.

  12. bravo! di questo passo nel prossimo articolo proporrai i campi di concentramento ove rinchiudere questi fantomatici pericolosissimi animalisti estremisti?? ?????????????????????????????

  13. Non amo definire e definirmi animalista e vegetariana: ho scelto di non mangiare chi penso abbia una vita di cui gode quanto me, consapevole che la mia scelta non possa incidere più di tanto sulla vita infelice di tanti “animali da reddito”. Infelice dal mio punto di vista, ma quando un cane viene scuoiato per un collo o due di pelo… credo sia tutt’altro che felice; così come testimoniano i lamenti degli animali vivi “in attesa” nei macelli…forse riflessi condizionati?! 😉
    Ha ragione chi dice di manifestare gli eco estremismi andando a pulire gli alvei dei fiumi o aiutando esseri indifesi in situazioni estreme…
    Ciò che davvero sarebbe indispensabile da parte di CHIUNQUE e’ solo maggiore umiltà verso la NATURA (che comunque prima o poi manifesta i suoi giudizi irrevocabili sull’operato umano) e RISPETTO insegnato soprattutto in una società bambinocentrica. Società dove troppo spesso si dimentica che i bambini di oggi sono gli adulti di domani.
    Dunque non e’ una proporzione del tipo:
    Bambini\diritti=adulti\doveri…
    Rispetto per la vita e per i diritti di chi la vive non e’ patologia, tutto il resto e’ ciò di cui parla, e che condivido, il primo commentatore.

    • Allora consapevolmente saprai che quando ti muovi in macchina, cammini, costruisci una casa, e in tutte le attività quotidiane, uccidi degli esseri “senzienti” o meno. Quello che mangi è ottenuto dalla terra. Per seminare, arare e raccogliere il prodotto vengono uccisi animali di ogni specie.
      Certo, anche io se vedo un riccio traversarmi la strada rallento per evitarlo, ma qui il problema è di fare una religione dittatoriale dell’umana pietà. Le religioni in genere pongono l’Uomo in cima alla scala di vita sulla Terra. Oppure tutti buddisti tibetani che scuoiavano i loro simili ma salvavano i lombrichi per costruire un cinema per il Lama (cit. Sette annni in Tibet).
      Personalmente credo che ridurre il nostro impatto sulla Terra ci faccia bene spiritualmente. Se uno ci crede non ha bisogno di obbligare gli altri. E questo vale per qualsiasi “credo”, animalista o meno.

      • Forse i sensi non reagiscono allo stesso modo, come anche i recettori del dolore…ma immagina di stare con camicia di forza in una stanza con unica presa d’aria finche’ non vengono a prelevarti e ti buttano nell’acqua bollente per servire un succulento Hans alla piastra…che triste fine quella di astici atagoste e lumache e affini…nel dubbio io rifiuto di farne cibo!

  14. Per alcuni di questi esseri (animalardi) non è solo l’uomo che deve adattarsi ad una vita da erbivivoro, ma anche altri carnivori (il gatto, il leone e tanti altri).
    Ci sono vegan che nutrono i loro animali CARNIVORI (gatti in prevalenza) con cibo a sola base vegetale.
    Spesso non sono violenti solo con quelli della loro specie, ma fanno del male anche agli animali che pretendono di proteggere.

  15. Vedo con piacere che qui è pieno di saccenti intellettuali,allora mi permetto di farvi riflettere su tutte le ONG che hanno contribuito alle varie forma mentis dell homo poco sapiens
    Il femminismo che uccide la famiglia
    Il diritto dei gay ad adottare bambini
    Gli animalisti che modificano la natura degli animali
    In tutti questi casi,voi non vi accorgete che è in atto una strumentalizzazione delle minoranze per eliminare le maggioranze
    Di questo passo l uomo si annienterá da solo
    Leggete qualcosa di transumanesimo
    Quando non ci sará piú la fame nel mondo allora penseremo al benessere degli animali

      • Mio padre, nella sua “ignoranza” contadina”, diceva che gli animali vanno trattati come animali. Ovvero non li si può umanizzare tenendoli in casa, addirittura facendoli defecare nella cassettina anche con un giardino privato a disposizione. E’ chiaro che un gatto ricercherà la vicinanza della stufa piuttosto che stare fuori o le crocchette piuttosto che mangiarsi un topolino dopo averlo faticosamente cacciato. Ma credo non facciamo un favore agli animali (parlo di quelli domestici) facendoli convivere la maggior parte della giornata con noi. Quei momenti di condivione equilibrati saranno un dono ancora maggiore.

    • Hai colto nel segno Kosak! Si usa la giusta pietà umana per costruire “diritti” utili a sradicare le cellule dell’organismo società. Alla fine, togliere di mezzo l’Uomo come custode della Terra per farlo “custodire” da entità umane supreme che “conoscono il nostro bene”.
      Ad ogni modo migliorare la condizione umana generale non è in contrasto con una maggiore umana pietà per gli animali. Ricordiamoci di S. Francesco, ma chi vuole consumare animali lo faccia senza sentirsi un assassino. Ciascuno può dare il suo esempio senza uccidere gli altri. Solo Dio sa la verità.

    • Vi è qualche piccola differenza:

      il femminismo lotta per l’uguaglianza sostanziale tra uomo e donna e contro alcune sovrastrutture culturali che relegano la donna in ruoli subalterni

      il movimento Gay ha lottato contro un’irrazionale pregiudizio di stampo religioso , dimostrando che essere gay è totalmente naturale(tant’è che molte speci animali hanno individui omosessuali) e che i gay possono crescere benissimo dei bambini

      gli antispecisti negano un principio di natura che è lo specismo(ovvero la tendenza a far sopravvivere la propria specie anche a dispetto di altre), inoltre spesso tendono a dare giustificazioni pseudoscientifiche al veganesimo, inoltre è vero che spesso cercano di convertire cani e gatti al veganesimo. L’unico animale che si preoccupa di non far estinguere altri animali è l’uomo (almeno dal 19 secolo) , anzi addirittura cerca di ripopolare le aree dove si è estinto un dato animale.

  16. Qualche perla, da alcune conoscenze dirette, del pensiero animalista.
    – “un gatto se nutrito bene ed educato non va a cacciare topolini”. Detto da un biologo animalista ai proprietari di una fattoria in montagna.
    – “se fossi Dio sterminerei l’umanità con un virus”.
    – “abbiamo liberato 2500 visoni, che grande operazione!”. Un terzo erano finiti poi sotto le auto.
    … e via dicendo.

    Sono gli stessi poi che inquinano le acque con i prodotti per la pulizia e igiene domestici facendo molta più strage che mangiando carne una volta la settimana (e forse non dovrebbero assumere vitB12 per compensare la dieta vegana)
    Ma anche gli stessi, che vanno per osservare animali nel bosco ben pieni di profumi (oltretutto tossici per costoro) o vestiti lavati con ammorbidenti e detersivi profumati. Almeno i cacciatori sanno che bisogna avvicinarsi essendo totalmente SCENT-FREE. E questo per completare a proposito di ignoranza come diceva l’estensore dell’articolo.

  17. questi animalisti convinti, vegani e altre puttanate.. Categoria di saggi ignoranti… Sono causa di un benessere eccessivo… Al epoca di mio nonno i vegani non esistevano; quando si mangiava carne una volta al mese e se avevi il culo che la gallina ti faceva le uova le mangiavi.. Manica di idioti… Un po di guerra vi ci vorrebbe. Ad ogni modo,,, questo paese/mondo avrebbe bisogno di bombe.. Indiscriminatamente.. Sulla folla… Bambini innocenti… Chi se ne fotte…

  18. Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate, secondo: vengono violentemente contestate, terzo: vengono accettate dandole come evidenti.
    – Arthur Schopenauer

    Qui mi sembra che stiamo tra il primo e il secondo stadio!! 🙂

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