OGM, TEMA RICCO DI MALINTESI

Domenica 6 luglio, in un articolo sul Sole 24 ore, trattando il tema degli OGM, la genetista e senatrice a vita Elena Cattaneo ha parlato di “caccia alle streghe”. Sono davvero così semplici le cose? Purtroppo, non mi pare. Vediamo come e perché incominciando dall’inizio.

Anzitutto una semplicissima constatazione sui dati di fatto: in effetti, le modificazioni genetiche hanno luogo continuamente in natura in tutti gli organismi conosciuti. Mutazioni, selezione naturale, deriva genetica e migrazione danno luogo continuamente non solamente a nuovi genotipi ex-novo ma anche a novità parziali mediante la variazione delle frequenze genetiche di quelli già esistenti. Questo fenomeno è noto in natura come evoluzione e su di esso si fonda non soltanto la continua produzione naturale di nuove specie per mezzo della selezione naturale, ma non solo, ma anche la produzione, più o meno artificiale, di razze domestiche per mezzo della selezione artificiale, ma non solo.
Chiarisco subito i concetti di selezione naturale e artificiale. Un ghepardo o una gazzella rappresentano due splendidi esempi di selezione naturale per la corsa. Una gazzella si avvantaggia del fatto di correre di più perché in tal modo sfugge al ghepardo e può lasciare una discendenza sana e veloce. Dal canto suo, un ghepardo si avvantaggia del fatto di correre di più perché in tal modo può catturare almeno qualche gazzella e sopravvivere per lasciare una discendenza sana e veloce. Questo tipo di selezione è evidentemente operato dalla natura stessa.
Esempi di selezione artificiale si hanno invece tra gli animali domestici: mucche che producono decine di litri di latte al giorno, galline che producono centinaia di uova all’anno, tacchini che crescono fino a raggiungere un peso cinque volte superiore a quello del selvatico (25 kg contro 5 kg) sono, molto chiaramente, il risultato di una selezione operata dall’uomo in senso drasticamente contrario a quello della natura, si tratta cioè di organismi modificati geneticamente, non già per il proprio vantaggio ma per quello dell’addomesticatore, mediante un semplice processo di selezione che io definisco a bassa tecnologia. Questi organismi non potrebbero sopravvivere in natura con le loro attuali caratteristiche genetiche ma questo non impedisce che gli esseri umani li mantengano nel loro stato per il proprio vantaggio. In definitiva, il processo di domesticazione rappresenta uno sfruttamento privo di particolari scrupoli etici. Utilizzando la capacità di adattamento degli organismi viventi, il simbionte sfruttatore umano li plasma nel proprio interesse. Il “vantaggio” oggettivo che la popolazione in tal modo selezionata ne riceve in cambio è un enorme crescita demografica: a fronte delle poche migliaia di antenati selvatici superstiti, le popolazioni domestiche di mucche, polli, tacchini, pecore, capre, cavalli eccetera consistono in centinaia di milioni o addirittura miliardi di individui. Si dirà che si tratta di individui destinati a una vita breve e finalizzata al vantaggio di un simbionte-predatore, però il loro destino non sarebbe molto diverso in natura. A mio parere, il problema etico degli allevamenti non sta nel processo di domesticazione in se stessa ma nei suoi crudeli eccessi derivanti dal desiderio di produrre di più e a un prezzo più basso per una popolazione umana in crescita continua. Voglio dire che non vedrei un particolare problema etico in una dieta comprendente anche carne se gli animali fossero allevati in condizioni accettabili, possibilmente confortevoli.
La selezione, naturale o artificiale che sia, è necessariamente basata sull’esistenza di mutanti che tuttavia sono molto rari sia in natura sia negli allevamenti e solo in casi ancora più rari sono dotati di caratteristiche desiderabili. In allevamento, però, la frequenza delle mutazioni può essere aumentata in vari modi, per esempio sottoponendo gli organismi a radiazioni. Questo metodo è stato spesso utilizzato da chi lavora sui micro-organismi. Poiché le mutazioni, comunque iniziate o indotte, consistono in variazioni di pezzi del DNA, la macromolecola depositaria del piano di costruzione di ciascun organismo, era logico pensare che si potesse tentare di ottenere le mutazioni desiderabili non più aspettando il caso fortuito oppure andando a casaccio con radiazioni ma lavorando chimicamente sul DNA e modificandolo nel senso desiderato, cioè passando dalla selezione artificiale a bassa tecnologia a un nuovo tipo di selezione artificiale ad alta tecnologia. In questo e non in altro consistono gli OGM, organismi geneticamente modificati, per essere precisi bisognerebbe definirli OGM-HT cioè, organismi geneticamente modificati ad alta tecnologia, per distinguerli da quelli tradizionali a bassa tecnologia, ottenuti per mezzo della selezione artificiale.
La domanda che molti si pongono è se esistano potenziali pericoli in questi OGM ad alta tecnologia (che continuo a definire in questo articolo OGM-HT). La risposta è che ne esistono certamente ma che riguardano soprattutto gli organismi stessi e non incominciano con l’alta tecnologia ma si presentano già abbondantemente con la bassa tecnologia. Si pensi alla selezione di pesci, galli o cani da combattimento, talmente aggressivi da potere essere usati per cinici combattimenti con relative scommesse o, nel caso dei cani, da potere improvvisamente aggredire e sbranare una persona che se ne stava per i fatti suoi. Si pensi al gioco cinico di alcuni allevatori di canarini con poco cervello che hanno creato, per motivi psicologici che mi sfuggono, razze gobbe, per metà nude, tremolanti e in tutto e per tutto dipendenti da chi ne ha cura, o ancora pappagallini “gonfiati”, con gli occhi coperti da un piumaggio esagerato e poco aderente che li rende simili a una palla informe. Non c’è limite all’umana mancanza di scrupoli nei confronti degli animali, ma questo inizia ben prima degli OGM-HT e non riguarda in modo particolare questi ultimi. Infatti, la necessità di disporre di un’elevata tecnologia per trasferire, per esempio, un gene da un organismo all’altro scoraggia oggettivamente un uso futile di questi “prodotti” biologici.
In effetti, il primo organismo OGM-HT fu una nuova popolazione di batteri Escherichia coli resistenti agli antibiotici creata da Stanley Cohen ed Herbert Boyer nel 1973. Partendo da due popolazioni distinte, una resistente alla tetraciclina e l’altra alla kanamicina, e spostando un pezzo di DNA (plasmide) da un batterio all’altro, i due scienziati ottennero una nuova popolazione resistente ad entrambi i farmaci. Pochi anni dopo questo esperimento pilota, lo stesso Boyer fu in grado di produrre insulina umana inserendo sempre nel batterio E. coli il gene appropriato. Nel 1982 questo farmaco derivante da ingegneria genetica fu approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) e fu posto in vendita negli Stati Uniti come fonte di insulina per la cura del diabete. Negli anni successivi, questa tecnica di trasferimento di geni è stata usata ancora in medicina, in agricoltura e per la produzione di carburanti e plastiche biologiche. Poi, a partire dal 1995, la ben nota Monsanto introdusse per prima in commercio una serie di piante alimentari geneticamente modificate nel senso di aumentare la resistenza a determinati pesticidi per consentire agli agricoltori di eliminare i parassiti con maggiore facilità. Oggi, negli USA, il 90% del mais, del cotone e della soia coltivati sono OGM-HT resistenti non solo ai pesticidi ma anche ai parassiti e ai virus. La Cina coltiva anche notevoli quantità di riso, pomidoro, mais, tabacco e cotone OGM-HT e sta investendo miliardi nello sviluppo di tali tecnologie. Così anche, seppure in misura minore, il Brasile, l’Argentina, il Canada, il Paraguay e il Sudafrica. Uno dei temi di ricerca è lo sviluppo di varietà agricole capaci di crescere e fruttificare in un clima molto caldo e secco. Inoltre, è stata sviluppata una varietà di riso (golden rice) capace di produrre beta-carotene e da esso vitamina A. Si noti che la deficienza di questa vitamina causa ogni anno la cecità di 250 mila-500 mila bambini e compromette l’efficienza del sistema immunitario del 40% dei bambini al di sotto dei cinque anni nel terzo mondo. In futuro, il procedimento con il quale è stato prodotto questo particolare tipo di riso potrebbe essere utilizzato per produrre riso capace di vaccinare intere popolazioni contro la malaria o l’AIDS o magari per produrre salmoni come quelli della AquaBounty Technologies che raggiungono la taglia massima in soli 18 mesi invece che in 36 mesi. Sembra dunque che i potenziali vantaggi degli OGM-HT siano piuttosto notevoli anche per far fronte alle future esigenze di produzione di cibo per una popolazione mondiale in costante crescita e che l’opposizione preconcetta a questi prodotti sia potenzialmente foriera di malessere.

Quali sono, allora, le ragioni profonde di questa opposizione? Si incomincia a capire qualcosa di ciò che sta succedendo quando si apprende che uno dei massimi leader del settore, la Monsanto, è un’azienda americana e che in America la legge consente di brevettare gli OGM-HT. In Europa, l’agricoltura in genere risulta svantaggiata rispetto a quella americana per motivi di spazio vitale e l’allevamento segue una filosofia molto diversa, evitando le situazioni estreme di affollamento che invece sono comuni nel Nuovo Mondo, puntando piuttosto sul prodotto di qualità. In questa situazione, l’Europa ha scelto di seguire una politica per certi versi giusta, per altri versi elitaria, rifiutando non già i dettagli – per quanto importanti – degli OGM-HT ma l’intera linea di prodotti tout court, il che mi pare personalmente temerario e probabilmente sbagliato in un mondo stretto tra la necessità di nutrire in qualche modo 7 miliardi di persone in rapida crescita (al ritmo di 100 milioni all’anno) e la necessità ugualmente pressante di salvare almeno una piccola percentuale di aree naturali per la conservazione della biodiversità del pianeta che attualmente perde ancora 150 mila chilometri quadrati di foreste tropicali all’anno, ovviamente con tutta la loro vegetazione e fauna. Piuttosto che mettere in discussione le teorie neo-ultra-liberiste nate in America e trasbordate in Europa dopo il cosiddetto crollo del muro di Berlino, gli Europei hanno scelto di contestare gli OGM-HT, una scelta a mio parere miope e priva di coraggio perché ciò che non funziona negli OGM-HT non è affatto l’alta tecnologia con la quale si ottengono i nuovi organismi ma piuttosto la mentalità cinica e affarista con la quale li si produce e li si pone in commercio, con lo scopo essenziale di polarizzare ulteriori risorse verso chi ne dispone già in abbondanza e non di alleviare il problema della fame nel mondo. In sostanza, il rifiuto degli OGM-HT a causa di questi problemi è un po’ come il crescente rifiuto di un rafforzamento delle istituzioni unitarie dell’Europa a causa della svolta privatista e ultra-capitalista che l’Europa ha subito in questo ultimo quarto di secolo. Cercando confronti nella storia passata, potremmo dire che Giuseppe Garibaldi fu più lungimirante, accettando un’Italia monarchica, che pure non gli era gradita, purché fosse un’Italia unitaria. Ecco, io credo che chi contesta gli OGM-HT dovrebbe fare un onesto esame di coscienza e perseguire una nuova politica analoga, prendendosela non con la scienza, che in se stessa non ha mai nulla di male, ma, come sempre, con i rappresentanti dei poteri forti che pretendono di usarla in modo improprio e cinico.

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